Lo smartphone era diventato lo scrignio segreto degli abusi : conversazioni spinte, tra la vittima e il carnefice, un video hot dove la stessa era oggetto del voyeurismo dell’uomo, fino alla materializzazione del mostro: baci, abbracci, palpeggiamenti. Una vicenda dai contorni squallidi scoperta dai genitori di una ragazza a Castelammare di Stabia. Preso il cellulare della figlia la madre si sarebbe trovata davanti agli occhi, messaggi dai contenuti inequivocabile, scabrosi. Abusi che l’adolescente non avrebbe avuto il coraggio di raccontare per paura. Scatta la denuncia; partono le indagini che portano all’arresto del pedofilo o presunto tale eseguito, su ordine del Tribunale di Torre Annunziata, dagli agenti di polizia, sul posto di lavoro dell’uomo. Ma chi è colui che sarebbe incapace di contenere gli impulsi sessuali, ecccitarsi alla vista di una bambina prepubere? Un operaio del cantiere navale stabiese, 39 anni anni, amico di famiglia…una persona di fiducia si direbbe. Gli abusi si sarebbero consumati per diverso tempo, il pervertito in più occasioni avrebbe molestato la minore approffittando dell’assenza dei genitori. Ulteriori controlli saranno fatti sul computer e il telefonino, sequestrati in casa dell’operaio dagli inquirenti, alla ricerca di altri indizi ma sopratutto per verificare o meno l’esisteza di altre vittime dei suoi atti indicibili. La notizia in città ha provocato un notevole chiacchiericcio; un brusio silenzioso  corre sui social dove i giudici del web commentano sentenziano condannano, attivano i polpastrelli e scrivono. C’è chi alla gogna mette le adolescenti “colpevoli” di essere troppo ammalianti, di vestire in modo

poco succinto, prede inconsapevoli di cacciatori bramosi. C’è chi condanna il pedofilo,  l’orco, il mostro quello che dovrebbe essere linciato in piazza ma che la scienza cataloga come essere affetto da disturbo psichiatrico, le parafilie; spesso abusato lui stesso da bambino. Abusato e abusante vittime entrambi della stessa società…