I venti di guerra sull’Occidente sono sempre più vicini. L’attacco militare sferrato da Putin al popolo ucraino ha portato le nazioni indirettamente sul campo di guerra. Bisogna fronteggiare l’emergenza sociale, aiutando i civili che subiscono assurdamente in prima persona le conseguenze devastanti dei bombardamenti. Uccisi, feriti, costretti a fuggire per cercare scampo altrove con il terrore negli occhi, o a rintanarsi nei rifugi. La guerra ha portato a un notevole rialzo delle materie prime: pane, farina, grano, ma quello che pesa su tutto è il costo del carburante. Benzina, diesel, gas hanno raggiunto prezzi record con aumenti giornalieri. Le bollette energetiche, luce e gas sono aumentate più del doppio. “Non siamo ancora a una «economia di guerra» ma è meglio «prepararsi», ha detto il premier Mario Draghi prima di lasciare Versailles, dove ha tenuto una conferenza stampa a conclusione del Vertice informale dei Capi di Stato e di governo dell’UE sul Modello europeo di crescita e di investimento per il 2030. E’ evidente che i personaggi politici, gli inquilini di Palazzo Chigi non avvertano minimamente i problemi delle famiglie, sempre più in difficoltà. Un’economia di guerra già è in atto in Italia, si cerca di combatterla a colpi di decreti, bonus, senza risultati. Il popolo italiano ormai galleggia all’ombra del passato. La generazione Z ha conosciuto e vissuto la pandemia: divieti, limitazioni, coprifuoco. La generazione X invece aveva già vissuto un periodo di limitazioni imposte dal Governo per arginare il consumo di energia. Parliamo dell’anno dell’AUSTERITY. Il 2 dicembre 1973 fino a Giugno 1974 è il periodo della storia durante il quale molti governi dei Paesi occidentali, compreso quello italiano, furono costretti ad emanare disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, in seguito alla crisi petrolifera del 1973, causata dalla chiusura del canale di Suez a sua volta dovuta alla guerra arabo-israeliana. Il programma di austerità fu discusso e approvato durante il Consiglio dei ministri convocato il 22 novembre 1973 presieduto da Mariano Rumor. I decreti, le misure varate, immediatamente esecutive, per contenere il consumo dell’energia elettrica, ebbero un impatto tangibile sul modo di vita degli italiani anche sul fronte economico: il costo della benzina normale salì a 190 lire, quello della super a 200; il gasolio per autotrazione, usato dagli autobus pubblici e dai camion, fu fissato a 113 lire al litro, mentre quello per riscaldamento, uso agricolo e marittimo aumentò di 18 lire al chilo, raggiungendo la quota di vendita base di 50 lire al chilo. L’olio combustibile usato da industrie e centrali elettriche raggiunse 20 lire il chilo. I distributori dovevano restare chiusi dalle ore 12 del giorno precedente la festività sino alle 24 del giorno festivo; furono stabiliti nuovi limiti di velocità; anticipato l’orario di chiusura di negozi e uffici pubblici. Bar, ristoranti e locali pubblici erano obbligati a chiudere alle 24, mentre cinema, teatri potevano rimanere aperti fino alle 22.45. I palinsesti televisivi dovevano chiudersi entro le 22.45/23.00; l’illuminazione pubblica dei comuni doveva ridotta del 40 per cento, mentre le scritte o insegne luminose commerciali dovevano essere spente. L’Enel fu autorizzata a ridurre del 6-7 per cento la tensione erogata tra le ore 21 e le 7. La disposizione di maggior impatto fu il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi motorizzati, velivoli e natanti compresi fatta eccezione per i mezzi militari, sanitari. Per sottolineare la severità della norma, il 23 novembre venne diramata una circolare del ministero dei Trasporti a tutti i corpi di polizia che precisava come fossero assoggettate al divieto anche le automobili delle massime autorità, comprese quelle dei ministri e persino del Presidente della Repubblica. Queste autorità potevano muoversi solo su mezzi del trasporto pubblico o dotati di targa militare. Le misure non furono allentate neanche in occasione del Santo Natale. Malgrado tutto gli italiani non restarono chiusi in casa, attraversavano paesi e città in bici e a piedi, si uscì e fu l’occasione per scoprire zone sino ad allora poco frequentate. Dall’aprile del 1974 fu consentita la circolazione grazie all’autorizzazione domenicale del traffico privato a targhe alterne, pari e dispari. Il provvedimento ebbe efficacia ridotta rispetto alle previsioni, anche perché molte famiglie disponevano di una seconda vettura. Le misure di restrizione del traffico privato saranno abolite di fatto nel giugno 1974.
Caro Draghi siamo già a una “economia di guerra”. L’Italia e l’Austerity. Si ritorna indietro di mezzo secolo




















