Odissea 2000: quando i social sono come l’eroina. Facebook prima della morte

I recenti fatti di cronaca, riportati dai mass media, evidenziano quotidianamente il modo di rapportarsi alle situazioni che ci coinvolgono direttamente, in caso di incidenti e lutti. L’uso dello smartphone, nella società moderna è diventato oltre a un valido mezzo di comunicazione, uno strumento indispensabile dal quale nessuno riesce a staccarsi; una “droga” capace di dare e ricevere sensazioni, condividendole con utenti ignoti o amici che siano. Le faccine hanno sostituito gli stati d’animo quasi a celare una realtà che fa vergogna. Ma piangere è davvero una vergogna? dire ti amo guardandosi negli occhi non è più romantico? parlare tra amici, in famiglia, senza il terzo, il quarto, il quinto intruso ovvero il cellulare, non sarebbe un abitudine da essere riconsiderata, a monte di un dialogo privo anni fa del

tintinnio di suoni brevi e squillanti delle notifiche, capaci di farci sobbalzare come veicoli su una strada dissestata?  Il problema generazionale, che mette quasi tutte le persone in una situazione di annientamento delle emozioni, riguarda la mancanza di aiuto, il prestarsi a soccorrere vittime in caso di incidenti, rispettare un defunto, vivere il lutto. Una “moda” che non ha confini ; una dipendenza mentale dilagante che si manifesta sopratutto quando l’evento avrebbe bisogno di altre attenzioni. Ad esempio: Castellammare di Stabia. Un uomo muore dopo aver accusato un malessere nel pronto soccorso dell’ospedale locale. La notizia fa in breve tempo il giro delle testate giornalistiche on line. Un parente della vittima, legato da un vincolo molto stretto, nel pieno di quello che dovrebbe essere il più forte dolore, ha avuto la lucidità mentale di prendere il telefonino e leggendo la notizia ha scritto al direttore di un giornale rimproverandogli il mancato rispetto della privacy, avendo allegato all’articolo una foto del caro estinto, presa forse da facebook.  Napoli 16 ottobre: una donna si aggrappa alla ringhiera del balcone per sfuggire all’incendio della sua casa, per poi precipitare nel vuoto. Attimi drammatici, ripresi dall’occhio della telecamera dei telefoni dei residenti della zona, durante i quali nessuno è riuscito ad organizzare un “materasso”umano, per cercare di attutire la caduta della signora. Tutti hanno però ripreso il dramma come se fosse una scena da film. Riccione: Simone Ugolini 24 anni perde la vita in un incidente dopo essere caduto dalla moto. Il corpo giace esanime sull’asfalto, tra i soccorritori che tentanto di strapparlo alla morte e la mano di un giovane che si arma dello smartphone per riprendere e diramare al momento,  la morte in diretta. Esseri ectotermi, animali a sangue freddo, capaci di gestire le emozioni in nome della popolarità, dello scoop, ma incapaci di capire che sono vittime di una dipendenza tanto quanto lo sono i tossicodipendenti dall’eroina. E’ già… perchè anche il drogato pensa prima a bucarsi e poi a realizzare che la realtà vissuta è un’altra.

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