Il Giovedì a Sarno da decenni si svolge la fiera settimanale. Un tempo grande mercato al centro del paese poi trasferito in via San Valentino, all’interno dell’area ortofrutticola. Da sempre nucleo commerciale per i cittadini sarnesi oggi morente. Camminando tra le bancarelle, per chi lo frequenta da anni, è inevitabile avvertire una certa malinconia. Prima passeggiare tra i viali era un’impresa, spalla a spalla, massaie le une vicino alle altre, indaffarate a trovare l’occasione tra i tanti espositori. Distese di stand, merci di ogni genere: dal vestiario, agli articoli per la casa passando per  le automarket ecc. Era un rito andare al mercato il Giovedì, un ritrovo, un legame di fiducia instaurato tra cliente e ambulante, uno scenario oggi completamente cambiato. Un declino irreversibile, causato dalla crisi economica degli ultimi vent’anni, dalla pressione fiscale, dalla concorrenza dei grandi centri commerciali, ha provocato un’emorragia di bancarelle difficile da fermare. Lo sguardo si perde tra metri quadrati di spazi vuoti, alternati a posteggi di venditori extracomunitari, abiti dismessi, calzature, abbigliamento, il resto cancellato. Dei volti, delle storie dei decani del commercio è rimasto l’eco delle loro voci, lo spettro della loro attività, il ricordo impresso nella memoria di chi al mercato ha comprato la prima musicassetta firmata “Mixed by Erry, un cimelio anche essa. I politici, gli aspiranti

tali, ricordano e conoscono tutti in campagna elettorale compresi gli ambulanti poi come sempre succede in ogni dove, una volta saliti sul podio comunale tutti, compresi gli ambulanti, diventano vapore. Ma tra le promesse fatte e non mantenute, progetti per il rilancio del settore fantasma,  tra i tanti forse, vedremo, le tasse si continuano a pagare, il suolo occupato si continua a pagare fiori di euro a settimana, l’immondizia si paga, tutto si paga, in un’ agorà trasformata in deserto.