mercoledì, 28 Ottobre 2020

Il regista Abel Ferrara al festival del cinema di Vico Equense. Nelle sue vene scorre sangue sarnese

Vico Equense ospita dal 27 Luglio al 4 Agosto il Social World Film Festival 2019. Giunto alla nona edizione il tema del festival quest’anno è “il Viaggio”, con un’attenzione particolare verso quello dei migranti. I film in concorso indagano su cosa spinge le persone a lasciare la loro terra; motivazioni, punti di vista”, raccontanti nelle 500 opere tra lungometraggi, documentari, cortometraggi,  audiovisive in concorso e fuori concorso articolate in 17 sezioni alla Mostra Internazionale del Cinema Sociale più famosa della penisola sorrentina. Padrino delle serate Stefano Accorsi, presidente di giuria Abel Ferrara, regista americano nato a New York, ha festeggiato lo scorso 19 luglio il suo 68esimo compleanno. Una scelta non causale quella del patron Giuseppe Alessio Nuzzo, direttore generale del Festival. Nelle vene di Ferrara scorre infatti sangue italiano. Il nonno era di Sarno paese a circa 35 km da Salerno. Nel 1920, appena 20enne lascia la terra natale a bordo di una nave, tra le mani una “valigia di cartone”, nella mente scolpiti ricordi indelebili, famiglia, affetti, amici, silenti compagni di viaggio. Lungo, interminabile, tra le onde oceaniche le speranze di un futuro migliore. Un futuro chiamato America. Qui il giovane sarnese trova lavoro, mette su famiglia e, forse complice la comunità italiana, già presente in quegli anni a New York, grazie al grande esodo cominciato dopo l’Unità d’Italia, non impara mai l’inglese. Le sue salde radici italiane mai tradite. Ciò non gli impedì di educare il nipote Ferrara quando diventò nonno. Oggi il regista vive in Italia in una splendida casa nella capitale. “Dopo mio nonno ora sono io l’emigrato. La gente si sposta nel mondo dall’inizio dei tempi, il concetto è dividere l’immigrazione dai rifugiati politici, scappare dalla guerra non è la stessa cosa che emigrare. Vivo qui da 5 anni, mi sento come un soldato mercenario nell’esercito romano. Sono nato nel Bronx, ma qui a Piazza Vittorio, dove vivo, quando la mattina mi sveglio e vado dalla barista per un caffè, lei è contenta di vedermi. Nel mio paese non importa chi sei, ma solo quanti soldi hai, qui sono importanti i soldi ma anche chi sei. Io sono cresciuto con la vostra cultura, ecco perché andare in Campania è un grande onore”.

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