Il coronavirus ha travolto il mondo come uno tsunami. Le conseguenze a oltre 40 giorni di lockdown sono sotto gli occhi di tutti. Il sistema economico praticamente paralizzato, aziende, negozi ,scuole chiuse. Lo smart working consente a molti di lavorare da casa. Categoria di dipendenti nei quali rientrano anche gli insegnanti. Tra mille problemi la didattica statale continua il suo percorso ma quando spostiamo l’argomento sulla scuola paritaria, a scatenare una concitata diatriba tra famiglie e ente è la questione retta. In merito i presidenti Francesco Ciccimarra, Presidente nazionale AGIDAE e Virginia Kaladich, Presidente nazionale F.I.D.A.E. hanno dato alcune risposte e puntualizzazioni. La situazione che si è profilata per le scuole in questo periodo di crisi epidemiologica a seguito della chiusura delle scuole imposta dal Governo ha determinato:
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- LA DIDATTICA INTERROTTA: per i NIDI e le SCUOLE MATERNE (o una parte di esse) la mancata erogazione del servizio, almeno quello reso IN PRESENZA, e l’impossibilità obbiettiva di sostituirlo in altri modi.
- LA DIDATTICA “Differita”, “ON LINE, soprattutto per la scuola primaria e secondaria: Ogni scuola ha potuto regolamentare in maniera autonoma: tempi, modalità, tecnologie, ecc., ma sostanzialmente il servizio scolastico è proseguito e comunque potrà eventualmente essere integrato e completato entro la fine dell’anno in maniera tale da far conseguire ad alunni e studenti i titoli scolastici regolari.
- LA DURATA DELL’EMERGENZA: Se non ci saranno sorprese, tutto lascia pensare che la vita della scuola potrebbe riprendere i suoi ritmi normali e concludere l’anno scolastico secondo le tempistiche che il MIUR certamente indicherà: In sintesi si parla quindi di poco più di due mesi di scuola su 10.
LA QUESTIONE RETTE SCOLASTICHE

E’ necessario fare una premessa: le rette scolastiche sono rette annuali e coprono le spese dell’intero anno scolastico, ossia 12 mesi per la gestione e ben 14 mesi (13 mensilità + TFR) per i costi del personale. Per prassi le scuole sono solite frazionare, con rate mensili, bimestrali, trimestrali, la RETTA ANNUA, la cui entità resta l’unica somma di riferimento per tutti i servizi educativi e amministrativi resi a ragazzi e famiglie lungo l’intero anno scolastico. Nel momento in cui un genitore iscrive a scuola il proprio figlio si impegna a corrispondere alla scuola l’intero importo annuo, a prescindere da eventi non previsti o prevedibili: assenze, malattie, eventi straordinari, risultati conseguiti, ecc … Nella Retta scolastica è compresa tutta l’esperienza formativa-educativa di un intero ANNO, perché la scuola opera, cresce, si progetta, anche quando gli alunni sono assenti.
A fronte di una insistente pressione sociale che rivendica una sorta di diritto a non pagare la retta scolastica per il fatto che non sarebbe stato parzialmente erogato il servizio scolastico a motivo della chiusura voluta dal governo, ci permettiamo osservare:
1) Per scuole che hanno di fatto proseguito l’attività didattica facendo ricorso alla metodologia on line la retta scolastica va regolarmente ed indiscutibilmente pagata, posto che al termine dell’anno scolastico gli alunni potranno essere correttamente valutati negli apprendimenti conseguiti;
2) Nella scuola dell’infanzia (così come nei NIDI) dove il servizio didattico-educativo fosse venuto a mancare totalmente o parzialmente, appare congruo riconoscere alle famiglie uno sconto percentuale sulla retta del periodo interessato alla chiusura, considerando da una lato che la retta mensile va a coprire i costi di un periodo più lungo dell’anno scolastico per le ragioni sopra evidenziate, e dall’altro che sul lavoro didattico non effettuato a causa della chiusura la scuola potrebbe godere parzialmente degli ammortizzatori sociali straordinari oggi sussistenti. Si tratta di una valutazione di situazioni oggettive che possono meritare un riconoscimento concreto sul piano economico
3) Sono orientamenti e decisioni che gravano esclusivamente sulla responsabilità dell’ente gestore, al quale resta l’opportunità di salvaguardare gli equilibri economici della scuola e la comprensione delle richieste delle famiglie, stabilendo modalità e tempistiche idonee a tutelare diritti e interessi legittimi di tutti, altresì valutare responsabilmente l’impatto di eventuali sconti di retta sugli equilibri complessivi della gestione scolastica. Inoltre c’è da sottolineare un altro aspetto della questione. All’indomani del lockdown, direttive governative hanno deciso che anche le attività con un solo dipendente possono accedere alla cassa integrazione in deroga o al FIS per i propri lavoratori. Le scuole paritarie avrebbero adottato questo sistema quindi si presuppone che le insegnanti non sono più in servizio, non possono essere impegnate nelle attività didattiche, anche a distanza, per la quota oraria di riduzione o per la durata della sospensione della prestazione lavorativa; la didattica a distanza costituisce svolgimento di ordinaria mansione lavorativa per gli insegnanti se non collocati regolarmente come svolgono il proprio lavoro? Sopratutto in quelle realtà dove le assunzioni sono fittizie?



















