Le origini di Castellammare di Stabia si perdono nella notte dei tempi e sono ancora incerte[8], anche se alcuni ritrovamenti documentano che la zona era già abitata a partire dall’VIII secolo a.C. Data la sua favorevole posizione sul mare, in una zona ricca di acque e con pianure fertili di origine vulcanica, i primi insediamenti si andarono sviluppando in quella che oggi è conosciuta come la collina di Varano, all’epoca uno sperone a picco sul mare poiché la piana dove oggi si sorge l’attuale città era ancora in parte sommersa dal mare e la sottile linea costiera esistente era esposta alle incursioni nemiche. Diverse sono state le dominazioni come quella dei sanniti seguite poi dagli Etruschi e dai Greci: il nome di questo insediamento era Stabiae.
IL PERIODO ROMANO E L’ERUZIONE DEL VESUVIO DEL 79 d.C.

Stabiae venne conquistata da Roma nel 340 a.C. e fu durante questo periodo che la città ebbe il suo massimo splendore: infatti venne cinta da mura, diventato un piccolo borgo dedito soprattutto ai prodotti che offriva la terra. Intorno alla città fortificata si svilupparono numerose fattorie che con il passare del tempo formarono piccoli borghi: questa zona viene ricordata come Ager Stabiano e comprendeva alcune zone che attualmente sono inglobate nei comuni di Gragnano, Casola di Napoli, Santa Maria la Carità e Sant’Antonio Abate, ma anche di alcune zone della stessa Castellammare di Stabia, come il rione San Marco e Pozzano, che all’epoca veniva chiamata Fogliano, dal nome del dio Foglianum, protettore della natura. Stabiae venne dotata anche del palazzo del ministro e di un tempio dedicato ad Ercole, che secondo la trazione romana, era il fondatore della città.
Durante la II Guerra Punica, cosi come ricorda Silio Italico alcuni giovani stabiani presero parte alla spedizione su una nave della flotta di Marco Claudio Marcello.
Durante la Guerra Sociale, Stabiae venne assediata da Lucio Cornelio Silla, e soltanto dopo una lungo periodo la città si arrese: in questo frangente non si combatté alcuna battaglia, ma Silla si limitò ad aspettare al di fuori delle mure finché la mancanza di acqua e di cibo, portarono gli stabiani alla resa. La città venne completamente rasa al suolo e diventò porto di Nuceria.
Stabiae venne immediatamente ricostruita ma non più come città fortificata, bensì come luogo di villeggiatura per ricchi patrizi romani, che costellarono la collina di ville con al proprio interno complessi termali, piscine, palestre e piccoli templi ed abbellendole con dipiti che ancora oggi risultano essere tra i più interessanti dell’arte romana.
Nel 62 d.C. Stabiae venne devastata da un violento terremoto che non compromise la vita della città, tanto che anche in questo caso, alcuni edifici crollati, vennero immediatamente ricostruiti o restaurati.
Il 25 agosto del 79 d.C. un’inaspettata e violenta eruzione del Vesuvio, fece scomparire sotto una fitta coltre di cenere, lapilli e pomici, insieme a Pompei ed Ercolano, la città di Stabiae. A causa dei frequenti terremoti che avevano preceduto l’eruzione, molte ville mostravano segni di cedimento o crepe e quindi si trovavano in fase di ristrutturazione: fu questo il motivo per cui a Stabiae ci fu un numero limitato di vittime[9]. Tra le vittime illustri fu anche Plinio il Vecchio, che giunto a Stabiae per osservare più da vicino l’eruzione, morì molto probabilemente avvelenato dai gas tossici sulla spiaggia[10].
La nascita di Castrum ad Mare ed il Medioevo
IL CASTELLO
Dopo la distruzione di Stabiae ad opera del Vesuvio, alcuni abitanti del luogo scampati all’eruzione, tornarono alle loro vecchie abitazioni, ormai distrutte, per recuperare oggetti e denaro: furono questi che costituirono un villaggio lungo la costa, la quale grazie all’eruzione era diventata molto più protesa nel mare rispetto al passato[11]. Questo nuovo villaggio, che viveva soprattutto di pesca ed agricoltura, entrò a far parte del Ducato di Sorrento: furono proprio i Sorrentini che costruirono un castello sulla collina nei pressi di Pozzano, per difendere il ducato dalle incursioni barbariche. In questo periodo, intorno all’anno 1000, precisamente nel 1086, si ritrova per la prima volta in un documento il nome del villaggio, ossia Castrum ad Mare, molto probabilmente derivante dal fatto che il castello si trovasse nei pressi a picco sul mare.
Durante il Medioevo Castellammare di Stabia venne conquistata dagli Angioini, i quali ingrandirono il castello. Successivamente, dopo una breve parentesi sotto il dominio degli Svevi, la città passa sotto il controllo gli Aragonesi, che, oltre all’ingrandimento del porto e alla costruzione di possenti mura di cinta, portarono a compimento la costruzione di un palazzo reale sulla collina di Quisisana, utilizzato dai reali per i loro soggiorni nel periodo estivo. L’importanza del palazzo era tale che Giovanni Boccaccio ne fa l’ambientazione per una novella del Decameron, precisamente la sesta del decimo giorno[12].
IL PERIODO FARNESE E QUELLO DEI BORBONI
Ereditata dagli Aragonesi, nel 1541 l’imperatore Carlo V, diede la città in feudo a Ottavio Farnese, il quale apportò notevoli modifiche alla struttura urbanistica: realizzò anche il suo palazzo, ancora conosciuto come Palazzo Farnese ed oggi sede del municipio. Nel 1542 la città venne saccheggiata dal pirata Dragut, che rapì anche ottanta persone, in seguito riscattate. Durante la battaglia dei cristiani contro i musulmani, combattuta a Lepanto nel 1571, presero parte anche giovani stabiesi sotto il comando di Alessandro Farnese. L’egemonia dei Farnese durò circa due secoli.
Dopo l’occupazione di Arrigo di Lorena e in seguito di Carlo d’Asburgo, la città passò, nel 1731, sotto il controllo di Carlo di Borbone. Fu questo il periodo di grandi cambiamenti che portò Castellammare di Stabia ad essere una delle città più floride del Regno delle Due Sicilie: vengono costruiti, nel 1783, i primi cantieri navali italiani, l’industria per la fabbricazione di corde, la cosiddetta Corderia, e viene dato il via, nel 1749, ad una campagna archeologica che riporta alla luce i resti delle ville romane dell’antica città di Stabiae. Viene ampliato il palazzo reale, e proprio la presenza dei sovrani nel periodo estivo, funge da richiamo a molti nobili napoletani, che costruiscono nei pressi della Reggia, sulla collina di Quisisana la loro ville. L’influsso dei reali e le prime cure termali portano Castellammare di Stabia ed essere una tappa fondamentale del cosiddetto Grand Tour, tanto che la città viene ricordata anche da Gustave Flaubert nel suo Madame Bovary[13].
Nel 1842[14] Castellammare di Stabia diviene una delle prime città italiane ad essere dotata di una linea ferroviaria che la collegava direttamente con Napoli: questo portò non solo ad uno sviluppo della città oltre le mura difensive, ormai diventate inutili e quindi abbattute, ma a diventare un centro commerciale dove le mercanzie provenienti dalla Calabria e dalla Puglia venivano caricate sul treno.
Con l’unità d’Italia ed un florido momento per lo sviluppo industriale, l’area nord di Castellammare di Stabia ed in particolar modo quella intorno alla ferrovia si riempi di industrie tra cui conservifici, come quello della Cirio, cartiere, pastifici, cantieri metallurgici e diverse industrie meccaniche e tessili.
Dal XX secolo ad oggi
DIPINTO DI CASTELLAMMARE DI STABIA NEL 1902
Il nuovo secolo si apre con l’apertura della linea tranviaria[15] che collegava la stazione di Castellammare di Stabia direttamente con Sorrento, attraversando tutta la penisola sorrentina. Sempre in questo periodo la vocazione turistica di Castellammare di Stabia, soprattutto per le sue acque e le loro proprietà curative, raggiunge l’apice.
La sua importanza a livello regionale, già in epoca passata, ha portato all’ipotesi di farne il capoluogo di una nuova provincia: ciò avvenne, ad esempio, nel 1923, quando furono istituite alcune nuove province, tra cui quella della Spezia, mentre il progetto per Castellammare di Stabia rimase sulla carta.
Se la Grande Guerra non lascia tragiche tracce, lo stesso non si può dire per il secondo conflitto mondiale: i tedeschi, in seguito alla ritirata dal sud Italia, applicando la cosiddetta teoria della terra bruciata, distrussero i cantieri navali, i quali vennero strenuamente difesi dagli stabiesi. In seguito, per questo motivo, la città è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valore. Ancora oggi in città è visibile, nei pressi del lungomare il palazzo del Fascio, fatto costruire durante l’epoca fascista. La fine della guerra e l’inizio del miracolo italiano portò all’intensificazione del lavoro industriale e all’avvio di importanti novità sul piano turistico, come la costruzione del complesso delle Nuove Terme, all’epoca definite le più moderne d’Europa.
Durante gli anni ottanta, come in altre parti d’Italia, la città venne colpita da una grave crisi economica che portò alla chiusura di molte fabbriche: nello stesso periodo si registrò anche un notevole calo di presenze turistiche.
All’inizio degli anni novanta la città venne visitata da Giovanni Paolo II, il quale dopo il pranzo in mensa insieme agli operai dei cantieri navali, tenne una solenne cerimonia[16] sul lungomare.
La fine del XX secolo coincide con il periodo di rilancio, puntando sul risanamento delle poche industrie rimaste ma soprattutto sul turismo. La costruzione di nuovi complessi alberghieri e di infrastrutture all’avanguardia come il porto turistico di Marina di Stabia, uno dei più grandi d’Europa, hanno fatto si che nel 2006 Castellammare di Stabia sia stata la terza città campana per presenze turistiche negli alberghi solo dietro a Napoli e Sorrento. All’inizio del 2008 è stato completato il restauro della Reggia di Quisisana, altro edificio storico restituito alla città.
ORIGINE DEL NOME
Le origini del nome Castellammare di Stabia sono molto chiare: se risulta più facile è capire la scelta di Stabia (deriva dalla antica città romana), più difficile è capire il perché di Castellammare. Castellammare deve il nome all’antico castello costruito dal ducato di Sorrento che si affaccia da un’altura di circa 100 metri sul golfo di Napoli. Erroneamente si dice che il mare arrivasse sotto il castello, ma vista l’altezza in cui questo si trova tale ipotesi è praticamente impossibile: la spiegazione del nome è chiara da antichi documenti in cui le località venivano identificate col nome dei castelli presenti. In questo caso questo Castello che guarda il mare era detto Castello sul mare (o da mare), quindi Castello a Mare. Altri erroneamente sostengono che la denominazione Castellammare derivi dall’antica presenza di una fortezza eretta in località Pozzano, sulla spiaggia, per difendere l’antica cittadina da eventuali attacchi provenienti dalla penisola sorrentina e chiamata torre di Portocarello[17], conosciuta dai più, erroneamente, con il nome di torre Alfonsina che invece sorgeva nei pressi dell’attuale piazza Fontana Grande. Nell’immediato dopoguerra, nei pressi della Torre di Portocarello, si insediò lo stabilimento calce e cementi che sfruttava le rocce calcaree prelevate dalla montagna adiacente, distruggendo i resti di questa antica torre.
La prima volta che si ritrova in un documento il nome Castrum ad mare è del 1086. Il comune, già Castellamare, ha assunto la denominazione di Castellammare con regio decreto il 22 gennaio 1863, mentre il nome definitivo di Castellammare di Stabia si è avuto con delibera consiliare del 31 maggio 1912.
Fonte.https://it.m.wikipedia.org/wiki/Castellammare_di_Stabia

