Da Castellammare a Guangzhou per insegnare ai cinesi l’arte e i segreti della cucina napoletana. Rino De Feo, il pazzo chef stabiese – come ama definirsi – terrà 5 lezioni, a maggio, all’accademia di cucina in Cina. «Anni fa quando dicevo che il mio obiettivo anzi la mia “missione” era di portare in Cina la vera tradizione napoletana mi dicevano che ero pazzo, che sarebbe stata un’impresa impossibile – racconta soddisfatto – Sarà che amo le cose impossibili ma oggi quell’impresa é una realtà». In Cina, Rino De Feo, è una celebrità, ricercato dalle tv e i giornali locali. Una storia incredibile quella dello chef stabiese, cominciata con una tragedia – la scomparsa del padre – che lo costrinse a lasciare gli studi «dovevo lavorare per mantenere la mia famiglia», spiega. S’è formato da solo ai fornelli di diversi ristoranti della zona, ma soprattutto «affidandomi all’istinto e alla fantasia». Cinque anni fa il grande salto in Cina «ho iniziato a lavorare in un ristorante italiano “Osteria il Matto”, poi in altri locali di cucina tipica napoletana». La sua arte ha incantato i cinesi e attirato anche diversi vip impegnati per lavoro nel paese orientale. Marcello Lippi, Fabio Cannavaro e Sven Goran Eriksson erano suoi clienti fissi durante il periodo trascorso nella società del Guangzhou. Gigi D’Alessio ha fatto tappa da lui, insieme alla sua band, prima di un concerto inCina. Il suo nome è diventato talmente celebre lì, da diventare anche un marchio di pasta prodotta in Italia. Ora, dopo aver lavorato per anni da chef in diversi ristoranti, ne sta per aprire uno tutto suo: «Si chiamerà Mammamia, una catena di ristoranti di cucina tipica napoletana e nel menù ho inserito un piatto stabiese in omaggio alla mia città: la caponata – racconta Rino De Feo – In Cina sto bene, ma il mio sogno è quello di ritornare a Castellammare. Chi ama la sua terra non si può accontentare di portarla nel cuore, deve viverla». Intanto, ancora per un po‘ cucinerà per i suoi clienti cinesi: «Qui amano il ragù e lo “scarpariello”, adorano la mozzarella di bufala che produco personalmente qui, ma soprattutto la pastiera napoletana. Forse ne vendo più qui che a Napoli». Impossibile, però, provare un mix tra la cucina cinese e quella napoletana: «Non bisogna mai turbare troppo i piatti – spiega – L’Asia, tuttavia, mi ha insegnato ad usare molto meglio le spezie, associate spesso a piatti a base di pesce». E lui, invece, insegnerà ai cinesi «ad amare i colori e i profumi della cucina napoletana. Devono imparare che bisogna affidarsi alle sensazioni, a chiudere gli occhi e sentire il ragù che “pippea”, il profumo del basilico. Se non t’innamori degli ingredienti, nessuna cucina sarà mai tua».




















