Un allevamento di cosse e' stato scoperto dai militari della Guardia Costiera all'ingresso del porto di Pozzuoli. I militari hanno anche sequestrato circa 2 tonnellate di frutti di mare, ancorati a centinai di filari, che tra poco tempo sarebbero finiti sulle tavole dei consumatori, ignari della provenienza del prodotto. Sentita la competente autorita' giudiziaria, gli uomini della Guarda Costiera hanno portato in alto mare le cozze e hanno proceduto alla loro distruzione. Il materiale rinvenuto, come cime e bidoni, invece e' stato consegnato al personale dell'ufficio ecologia del comune di Pozzuoli. ANSA/CESARE ABBATE

La Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia con l’ausilio degli uomini dell’unità subacquea e del personale dell’ASL di Sorrento, hanno sequestrato 30 quintali di cozze. I filari lunghissimi, carichi di mitili sono stati scoperti nel fondale antistante l’area portuale stabiese. Un campo marino utilizzato per l’acquacoltura clandestina di cozze che, una volta immesse sul mercato, avrebbero fruttato centinaia di euro a discapito della salute dei consumatori. L’operazione giunge all’indomani dell’ordinanza del Sindaco

di Sorrento Giuseppe Cuomo nella quale il primo cittadino vieta la raccolta di ricci, patelle, cozze, crostacei e altri molluschi, sui siti rocciosi del litorale di Marina Grande, a meno di cento metri dalla costa. Il motivo sarebbe la presenza di ovatossine ovvero  microalghe  la cui concentrazione, superato il limite, provoca nell’uomo e nella fauna marina effetti tossici. Lo stop alla raccolta è rivolto a coloro che praticano la pesca amatoriale. I prodotti ittici che arrivano sulla tavola dei consumatori, attraverso i canali di vendita, essendo sottoposti a severi  controlli dell’Asl, non presentano rischi di contaminazione.