SARNO: gli indumenti usati “passerella” per topi. Ma quale è il vero “destino” degli indumenti che gettiamo nei cassonetti?

Le foto allegate all’articolo denunciano lo stato di degrado in cui versa l’area destinata alla raccolta degli indumenti usati nel rione Ina Casa in via G.Sodano. I cittadini reclamano da giorni la presenza di vestiti, scarpe, borse, gettati all’esterno del cassonetto giallo, destinato alla raccolta. L’ accumulo incontrollato degli indumenti dismessi stà creando problemi anche di carattere igienico – sanitario. l’odore che emanano è nauseabondo, repellente la presenza di ratti che si vedono ” sfilare”, tra maglioncini, pantaloni, cappotti; abiti con un identità ormai persa appartenuti a chissà chi; Ma la domanda che ogni cittadino si fà è: quale destinazione hanno questi oggetti? sono dati realmente a chi ne ha bisogno? Ecco come funziona il sistema di smaltimento;

Gli indumenti messi all’interno dei cassonetti gialli, sono considerati rifiuti differenziati, dunque riciclabili, come carta, plastica, vetro; 

L’origine come rifiuto urbano colloca questa frazione sotto il diretto controllo dei Comuni o dei gestori che provvedono direttamente o tramite soggetti convenzionati a effettuare il servizio di raccolta;

Gli indumenti prelevati dai cassonetti seguono poi un’apposita filiera:

vanno in impianti autorizzati, dagli enti preposti e in base alla normativa europea in materia di riciclaggio vengono qualificati:

la qualifica di “indumenti e accessori di abbigliamento” utilizzabili direttamente in cicli di consumo;

la qualifica di “materie prime secondarie per l’industria tessile.

Quelli in ottimo stato vengono igienizzati e valorizzati per essere poi rimessi sul mercato del riuso, dunque rivenduti. Gli indumenti deteriorati in parte sono invece destinati al recupero come materia dunque alle industrie tessili, solo gli abiti totalmente rovinati vengono smaltiti. Si stima che siano circa 100 mila tonnellate gli indumenti che ogni anno vengono buttati nei cassonetti dagli italiani. In tanti credono di fare opera di carità per i più deboli invece diventano alimento per un mercato dove il guadagno non ha confini. 

 

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