DA FACEBOOK
Uomini (ma non sempre è giusto definirli tali), presidenti, allenatori, giocatori passano, la passione e l’amore sportivo per una maglia, per dei colori, no, mai, e nessuno mai potrà levarmi i ricordi passati, belli o brutti che essi siano, la voglia di macinare chilometri con amici, parenti, tifosi, squadra per la voglia di seguire un sogno, di raccontare l’amore mio e quello di coloro che come me hanno due colori, una maglia e una passione che sono come il sangue che ti scorre nelle vene, come una seconda pelle che non potrà mai essere scalfita dal tempo, dal logorio, dalle intemperie (morali e materiali non conta). Spero che la mia famiglia, la mia dolce metà, gli amici e tutti coloro che mi vogliono bene possano capire e accettare queste mie parole.

Per me lo Stabia è la passione di una vita, qualcosa che non si può spiegare con le parole, qualcosa che ti nasce dentro e non sai perché, forse perché mio padre mi portava allo stadio quando a stento camminavo, quando forse neanche sapevo perché esultare ad un goal di Marcello Prima portava mio padre quasi alle lacrime di gioia, quando forse non capivo perché vedere una partita in pieno giugno, contro i nemici sul campo del Benevento, sopra la balaustra dello stadio Menti sorretto da mio padre, perché con i 20mila del Menti nel 1990 non riuscivo a vedere nulla davanti a me, potesse far impazzire di gioia tanta gente… in quella stessa Tribuna Stampa dove, dopo trenta anni da tifoso, 20 da giornalista, e 10 da voce di Juve Stabia Live, ho sentito urlare cose diverse, ma non da tutti, per fortuna, cose che mai avrei voluto sentire, ascoltare ed essere attribuite a chi ogni anno prova a far sentire la voce e le voci di Stabia e per la Juve Stabia in tutti i campi d’Italia. Essere definito parassita dal signor Franco Manniello, davanti a centinaia di persone mi ha fatto male, come ha fatto male sentirlo a coloro che erano vicino a me e hanno una passione, come la mia, per dei colori come il Giallo e blè da sempre!!!
Ma forse ha ragione lui, io sono un PARASSITA, ma ci tengo a sottolineare che la parola PARASSITA vuol dire in biologia essere vivente, animale o vegetale, che vive e si nutre a spese di un altro essere vivente… In questo caso posso dire di essere un PARASSITA ma non di certo di colui il quale ha inteso offendere me e chi era nelle postazioni a me vicine, ma sono un PARASSITA di quella maglia, di quei colori che da sempre sono per me questione di vanto, voglia di riscatto e soprattutto mi fanno fare centinaia di migliaia di chilometri solo per una FEDE sportiva che nessuno mai potrà portarmi via… Sono un PARASSITA perché grazie a quella maglia ho pianto, gioito, sofferto ma anche urlato tutta la mia gioia al mondo per una salvezza al 93’ al Tupparello, per il ritorno in B dopo quasi 60 anni al Flaminio, per il 4-2 di Gigi Castaldo al Menti contro la Massese, la prima Coppa Italia della storia di Stabia, per il goal di Max Caputo a Lanciano, per il goal di Marco Sau al Ferraris… Ma anche sofferto per aver asciugato le lacrime di mio padre al San Paolo e al Partenio, o quelle dell’amico Romano a Lanciano, o quelle di tutti nella trasferta di Firenze per la perdita di Agostino, tifoso come noi, nella trasferta più bella della storia calcistica di Stabia….
Insomma volevo dire grazie a chi mi ha ricordato di essere PARASSITA di quella maglia ma anche e soprattutto a tutti coloro che in questi giorni mi hanno fatto sentire cose molto più belle, la vicinanza, il sostegno e anche mi hanno fatto tornare (ma credo che quella non sarebbe mai andata via) la voglia di tornare a fare quello che amo di più… Io non mollo di sicuro da sabato al Giraud io ricomincio e spero con me anche tutti gli altri che hanno subito quelle parole che hanno potuto scalfire ma mai cancellare una passione vera, sana e incancellabile come la mia… FORZA STABIA



















