Quando la finiremo, in Italia, di fare furbeschi giri di parole?

In Italia ormai è moda, disastrosa moda, non chiamare le cose con il loro nome, ma addolcirle sfogliando il vocabolario e buttando lì nuove denominazioni.
E così che in Italia, ad esempio, i politici ci hanno insegnato che quando si vuol tagliare qualcosa si utilizza il termine “armonizzare”, quando si vuol licenziare si utilizza il termine “razionalizzare” e via discorrendo.
Si addolcisce la pillola, si sposta l’attenzione. E’ un pò, per buttarla sullo scherzo, come chiamare “capsula benefica” una supposta.
Succede anche nel calcio italiano, dove i ripescaggi in pochi giorni hanno cambiato addirittura due volte nome. Si è passati dal termine “riammissione” al nuovo termine coniato ieri dal Coni: “reintegro”.
Non ci giriamo attorno, guardiamoci in faccia, smettiamola di addolcire la pillola, di fare furbeschi giri di parole. Il termine “reintegro” vuol aprire la porta al Novara, spacciato da un illecito sportivo che cancella ogni possibilità di ripescaggio.
Con il termine “reintegro” spunta fuori una bacchetta magica che riesce in un sol colpo a cancellare la piaga più grave del calcio italiano: il calcioscommesse. Si proprio calcioscommesse, perchè il Novara per questo è stato condannato ed è per questo che non può essere “ripescato”.
Reintegrato si. Certo che si, il reintegro può averlo.
E lo confermano fior di “giornalisti” che in diretta tv arrivano addirittura a fare arringhe per convincere il pubblico che l’unica squadra che può ambire alla 22° poltrona di B è proprio il Novara. Dando la notizia praticamente per ufficiale. Disastro nel disastro.
La Juve Stabia in C ci sarebbe stata più che volentieri se i comunicati emanati dalla Lega avessero confermato il proprio dettato normativo, con una B a 21 squadre. Bruttina da vedere, ma a 21 squadre.
Sovvertito quel dettato, ammettendo la 22° squadra, la Juve Stabia ha il sacrosanto diritto di giocare in serie B.
Ogni decisione contraria confermerà la tesi che ci passa per la testa da troppo tempo: il “Porcellum” in Italia non è stato un caso, ma continua tutt’oggi ad essere un modus operandi.
FONTE:www.stabia1907.it





















