Pisa – Uno dei requisiti fondamentali per il ripescaggio è quello infrastrutturale. Il 171/A sottolinea che non sono ammesse deroghe. Come a dire: o lo stadio ce l’hai in regola o scordati di ristrutturarlo successivamente.
Il 19 giugno (proprio il 19 giugno…), il tecnico del Pisa Piero Braglia torna dopo qualche anno di assenza nell’Arena Garibaldi ed esclama davanti a decine di microfoni che lo accolgono in presentazione: “Non vi offendete, questo stadio è tutto da rifare. Sembra ci sia passato un terremoto”.
Se l’opinione di un allenatore conta sino ad un certo punto, l’opinione di un presidente, proprio colui che ha confezionato la domanda di ripescaggio, conterà qualcosa di più. E così Battini replica a Braglia: “Chi si è preso la responsabilità di portare in fondo dei lavori, non li ha conclusi. Sono andato per collaudarli e non tornava niente. Questo purtroppo è il quadro”.
Ecco, se verrà ripescato il Pisa queste dichiarazioni rilasciate da chi quel campo lo conosce meglio delle proprie tasche saranno il fiocco da porre sul grande “pacco”.
Infine, la questione delle società. Il Pisa attuale non è il Pisa dei grandi successi e non può beneficiare dei numeri, in termini di spettatori, che collezionava la vecchia società.
Vicenza – Un ripescaggio grande quanto una casa, definito così dalla stessa Figc sul proprio sito ufficiale, lo si è chiamato in mille modi diversi e lo si è interpretato con uno sterile labirinto di parole volte ad evitare che fosse chiamato per il suo vero nome.
Il Vicenza, in più, ha un illecito disciplinare che lo ha portato a subire 4 punti di penalizzazione lo scorso anno. E’ la stessa federazione a definire così i ritardi negli adempimenti fidejussori. Quando? Proprio nel comunicato ufficiale che rese nota la riammissione del Vicenza in B di cui sopra.
E lo stadio vicentino? Anche qui, stando agli esperti, i problemi strutturali sono più che seri.
Juve Stabia – Ultima ed unica delle retrocesse dalla serie B ad avere i requisiti (compreso quello infrastrutturale, ndr) per il ripescaggio. In un paese normale, questo basterebbe ed avanzerebbe, in Italia bisogna attendere il giorno di inizio del campionato per veder riconosciuto il proprio lampante diritto. O, peggio ancora, vederlo umiliato e calpestato da un calcio che tutto sembra essere diventato, fuorchè uno sport.
FONTE: https://www.stabia1907.it/





















