Castellammare di Stabia (Luigi Ruggiero – Metropolis)
Soldi che spariscono dal credito telefonico all’improvviso, abbonamenti a servizi “mobile” mai richiesti e decine di utenti infuriati che si rivolgono alle associazioni dei consumatori alla ricerca di soluzioni. Anche nell’area stabiese si è diffuso il problema degli abbonamenti “indesiderati” o servizi “succhia-soldi”, come li ha ribattezzati il popolo della rete. Tutto inizia con un sms. “La solita pubblicità”, pensano in molti cancellando velocemente il messaggino. In realtà quel messaggio spesso comunica l’attivazione di un abbonamento a servizi a pagamento. “Hot girl, “Burlesque girl”, “Girls for you” e così via.

I nomi dei servizi offerti non lasciano dubbi. Si tratta di siti a contenuto erotico, ma spesso anche solo di loghi e suonerie. “Abbonamento attivato. Costo 5 euro\settimana. Scarica i tuoi contenuti” è il testo del messaggio arrivato ad una studentessa di Castellammare. E a seguire un indirizzo internet e un numero di telefono per info e disattivazione. “Mi sono subito allarmata – racconta la studentessa stabiese – io non avevo sottoscritto alcun servizio a pagamento”. A quel punto la ragazza contatta il numero del suo gestore telefonico per verificare il credito. L’attivazione di quel servizio non richiesto le è costato 3 euro. La malcapitata prova a disattivare i contenuti hot attraverso l’app del suo gestore, senza esito.
Così telefona al numero indicato nel messaggio di attivazione e riesce a cancellare il suo abbonamento indesiderato. Naturalmente anche la telefonata è a pagamento. “Sono stata fortunata ad accorgermi subito di quanto accaduto, questo meccanismo poteva costarmi molto di più” – spiega ancora la giovane di Castellammare – “Mi sarei trovata presto con credito zero se non avessi disattivato i contenuti da me mai richiesti”. Navigando in rete e inserendo i dati contenuti nello short message, ha così scoperto di altre decine di utenti finiti nella sua stessa trappola. La rabbia è tanta perché nella maggioranza dei casi i proprietari delle sim non hanno mai richiesto l’attivazione di abbonamenti.
Tuttavia, il gestore telefonico trattiene gli importi relativi al servizio, con o senza il benestare dell’utente e difficilmente poi li restituisce. Mentre si naviga sul web con lo smartphone, ci si può facilmente ritrovare su qualche pagina che offre servizi in abbonamento e anche senza cliccare sul banner ci si ritrova iscritti. Addirittura nel caso della ragazza stabiese l’attivazione è avvenuta mentre lei era al cinema e non stava quindi utilizzando il telefono cellulare.
Un sistema ai limiti della legalità che qualche mese fa fu anche raccontato dalle Iene, che nonostante gli sforzi non riuscirono ad ottenere risposte convincenti dai gestori dei servizi sui reali meccanismi che portano alla sottoscrizione degli abbonamenti. Associazioni a difesa dei consumatori e Agcom sono stati allertati e nel mese di luglio l’Antitrust ha aperto quattro istruttorie nei confronti delle società telefoniche Telecom, Wind, Vodafone e H3G. (Luigi Ruggiero – Metropolis)





















