Mare rosso sangue per una città agonizzante, moribonda di una malattia che si chiama stabiesità, deteriore assassina e strafottente, malata di incuria, di malafede e individualismi, malata grave di egoismo, di menefreghismo, inciviltà e barbarie. È stato un rivenditore di vernici, per sbaglio, a tingere di rosso il rivo Cannetiello che sfocia sul lungomare stabiese, una volta trasparente fiumiciattolo e adesso puzzolente fogna. Il suo colore che dall’abituale marrone cacca ha virato verso il vermiglio ha solo evidenziato una vergogna che già esisteva, che esiste da anni, che ogni amministrazione giura di far sparire ma che è ancora lì, a imperitura e puzzolente dimostrazione dell’inettitudine delle amministrazioni locali.
Il colore rosso è stata solo l’ultima chicca, il purpureo regalo di uno stabiese incivile, o forse solo disattento e maldestro, visto che pare sia stato un incidente a far cadere accidentalmente un barattolo di vernice rossa. Un incidente, stavolta. Ma quante volte abbiamo maledetto questa genìa arrogante e scostumata, questa vil razza dannata che ha divorato se stessa? Non è più “Post fata resurgo” il motto di questa città; oggi, scolpita su ogni portone, ricamata sul gonfalone, scritta sulle carte d’identità, ci dovrebbe essere la frase “che ce ne fotte”, che racchiude meglio di ogni altra la stabiesità odierna.

La filosofia di vita in questa città è conchiusa in queste quattro paroline. La sua devastazione attuale è da ricercare qui. Una città decaduta, che non ha più niente. Né terme né mare, né montagna né industrie.
Un vuoto sconcertante in cui si è velocemente rotolati, senza che a guidare il processo di trasformazione, la necessaria riconversione industriale non ci fosse una strategia, un piano, una linea. Travolti dal nulla. E con il territorio che si sta desertificando, i negozi storici sull’orlo della chiusura, e una sospettissima moltiplicazione esponenziale di centri scommesse. Ce n’è uno in ogni strada. Sono tanti, troppi. Che spuntano come funghi, nell’indifferenza delle forze dell’ordine e della classe politica, troppo presa a strapparsi a morsi pezzi di quello che resta del cadavere. Davanti agli occhi dell’amministrazione guidata dal Pd Nicola Cuomo, strategie di piccolo cabotaggio per posizionamenti personali, immissioni in giunta di politici ex Pdl (come la neo assessora Giulia Cianciulli) e di assessori che altro non sono che tessere del mosaico voluto dal padre padrone del Pd Mario Casillo, e il sindaco che in questa tela sembra prigioniero.
Senza che all’orizzonte vi sia una schiarita, un piano, un progetto. La città delle terme è diventata la città dei centri scommesse e delle feste paesane del più infimo cartellone della più dimenticata delle cittadine; e il mare rosso sangue, in questo splendido scenario, o in questa suggestiva cornice, se vi piace di più, ci sta proprio bene.
FONTE: www.paralleloquarantuno.it





















