Funivia del Faito, si fa luce sulla tragedia: ritrovato il pezzo mancante che potrebbe cambiare tutto

Un frammento di metallo, spezzato e silenzioso, potrebbe raccontare più di quanto mille parole riescano a fare. È stato ritrovato, tra le pieghe del dolore e della montagna, un elemento chiave nella tragedia della funivia del Faito: la testa fusa del cavo traente.Quel componente, apparentemente innocuo ma vitale, si trovava nella parte superiore della cabina precipitata lo scorso 17 aprile, giorno di Giovedì Santo.

In quell’incidente, la vita si è spezzata per quattro persone.Una quinta, un giovane di 23 anni, lotta ancora per guarire dal trauma.

 

Il recupero del pezzo – una sorta di cuneo in piombo che sigilla l’estremità del cavo trainante – è avvenuto nei pressi della stazione a monte della funivia, durante un’ispezione tecnica condotta sotto l’attenta regia della Procura di Torre Annunziata.

A quanto trapela, la testa fusa sarebbe stata ritrovata in stato di frattura.Ed è proprio questo il dettaglio che apre nuove ipotesi: non il cavo d’acciaio avrebbe ceduto, ma il suo terminale.

Un dettaglio che, se confermato, riscriverebbe l’intera dinamica del disastro.Le indagini, avvolte dal massimo riserbo, non si fermano.

Accanto al dolore delle famiglie e alla rabbia della comunità, proseguono le analisi tecniche: saranno i periti nominati dalla magistratura a stabilire con certezza le cause del cedimento.Ma il solo fatto che la testa fusa fosse inizialmente scomparsa, e poi ritrovata, rende tutto ancora più complesso e delicato

Sul fronte giudiziario, l’inchiesta coordinata dal procuratore Nunzio Fragliasso ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro figure legate alla gestione dell’impianto Eav.

Le accuse sono gravi: omicidio colposo plurimo e disastro colposo.Nomi e responsabilità, però, non bastano a colmare il vuoto lasciato da Carmine Parlato, macchinista Eav di 59 anni; dalla coppia inglese Elaine e Derek Winn, in vacanza in Campania; e dalla giovane infermiera Janan Suleiman, che si trovava lì con il fratello Thabet, unico sopravvissuto.

Mentre il giovane ingegnere lotta per riprendersi, la montagna del Faito resta ferma, testimone muta di una tragedia che poteva – e doveva – essere evitata.E ora, forse, grazie a quel pezzo spezzato ritrovato nel cuore della stazione a monte, si potrà finalmente iniziare a ricostruire la verità.

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