Donne ucraine a Sarno :” Le nostre famiglie sotto le bombe. Preghiamo per loro”.

Il racconto di Alessandra, in rappresentanza della comunità ucraina di Sarno è toccante. Arrivata in paese 22 anni fa, lavora come domestica presso alcune famiglie. Come tutte le connazionali pensava che la guerra fomentata dal Presidente della Russia Vladimir Putin, il vero attacco alla nazione, era una provocazione. Invece oggi la cittadina ucraina, guarda con occhi colmi di lacrime, in presa diretta, la follia esplosa con Russia e Bielorussia che bombardano la capitale Kiev e le città vicine agli aeroporti militari. Reporter dell’ennesima pagina bellicosa europea sono i familiari della donna: due figli, tre nipoti e il genero che, attraverso videochiamate, quando possono, documentano quello che succede in patria. Un racconto drammatico, i supermercati presi d’assalto, le code chilometriche per rifornirsi di benzina e contanti, le scuole chiuse, i lavori meno essenziali sospesi, le sirene d’allarme antiaereo. Ma quello che fa tremare Alessandra è la possibilità che il figlio e nipoti, possono essere chiamati a combattere al fronte come riservisti. La volontà di resistere e non lasciare il Paese nella famiglie è tanta. Ma lasciare l’Ucraina significherebbe far crollare i sacrifici di una vita della donna, i frutti di un’immigrazione prettamente femminile, che hanno permesso negli anni, grazie al suo lavoro, di costruire in terra madre, casa, garantire l’istruzione scolastica, l’assistenza medica, cibo e medicine. Chiudere casa per provare a varcare il confine, significherebbe perderla per sempre. Nel miglior delle ipotesi potrebbe essere svaligiata o occupata, nel peggior dei casi bombardata. ” Il conflitto in atto coinvolge la mia famiglia, spiga la donna ” Sono molto preoccupata, addolorata, perché quello che temevo, è accaduto. La mia famiglia lì, sotto le bombe, io in Italia, impotente, posso aiutarla con la forza della preghiera”. Poi lo sguardo ritorna fisso sullo schermo dello smartphone a guardare il flusso di notizie di questa guerra in casa. Su WhatsApp foto e video. Immagini crude, di un paese sventrato, corpi dilaniati dalle bombe, soldati ucraini catturati e torturati fino alla morte. Mentre parliamo arriva un’Ansa. Domani da Caserta partirà un pullmino con una decina di ucraini che andranno in patria ad imbracciare le armi e a combattere per “salvare la nostra Patria. Lo annuncia padre Ihor Danylchuk, sacerdote punto di riferimento della comunità ucraina locale. “E’ tutto bloccato, entrare in Ucraina è quasi impossibile – dice padre Ihor – ma con il nostro Consolato siamo riusciti ad ottenere i documenti per far partire questi uomini che vogliono difendere la patria. Putin ci chiama nazisti e pensa che noi capitoleremo, ma non è così, c’è un intero popolo che combatterà, anche se sappiamo che non possiamo da soli opporci alla Russia. L’Italia, la Francia, la Germania, gli Usa, devono aiutarci concretamente, non solo a parole”.

Natasha Macri

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