Castellammare – Un’indagine complessa e un quadro accusatorio gravissimo travolgono il reparto di Ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Nella giornata odierna, i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale oplontino, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di quattro operatori sanitari: tre medici e un’ostetrica.
I reati contestati a vario titolo vanno dall’omicidio colposo in ambito sanitario (artt. 589 e 590-sexies c.p.) alle falsità materiale e ideologica in atto pubblico (artt. 476 e 479 c.p.), fino alla frode in processo penale e depistaggio (art. 375 c.p.).

Per il primario pro tempore del presidio ospedaliero sono scattati gli arresti domiciliari. Per gli altri tre indagati — due medici e un’ostetrica in servizio all’epoca dei fatti — il giudice ha disposto la doppia misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e dal pubblico servizio per la durata di 12 mesi.
La tragedia in sala parto e le complicazioni fatali
I provvedimenti scaturiscono da un’articolata attività investigativa condotta dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza e dalla Compagnia di Castellammare di Stabia. L’inchiesta è stata avviata per far luce sul decesso di un neonato, avvenuto a fine marzo 2024 a poco più di un mese dalla nascita, a seguito di gravissime complicazioni sopraggiunte durante il parto e del successivo immediato ricovero in terapia intensiva.
Secondo gli inquirenti, le condotte del personale sanitario non avrebbero solo cagionato per colpa la morte del piccolo, ma avrebbero dato vita a una pianificata serie di azioni — iniziate già durante la fase operatoria — per occultare ogni responsabilità.
Falsificazioni, prove eliminate e il “falso” nodo al cordone
Le ricostruzioni investigative delineano un vero e proprio piano decettivo. Per far apparire la tragedia come un evento imprevisto e imprevedibile, gli indagati avrebbero creato artificiosamente un nodo al cordone ombelicale del neonato, simulando una fatalità naturale.
Successivamente, in violazione delle prassi cliniche ordinarie dell’ospedale, avrebbero smaltito immediatamente il cordone e la placenta per impedire successivi accertamenti. Il quadro si completa con la falsificazione della cartella clinica — alterata negli orari di presenza e nelle manovre eseguite — e con l’accordo preventivo tra gli indagati per fornire agli inquirenti una versione dei fatti concordata e di comodo.
Il ruolo del primario e la presunzione di innocenza
Un ruolo centrale nella catena dei depistaggi sarebbe stato ricoperto proprio dal primario pro tempore. Forte dell’influenza esercitata all’interno del reparto, il primario avrebbe promosso e coordinato l’alterazione delle fonti di prova con l’obiettivo di tutelare la propria posizione e quella dell’équipe.
Si ricorda che il procedimento versa attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari potranno essere impugnate dinanzi al Tribunale del Riesame e, in forza del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, tutti gli indagati sono da ritenersi non colpevoli fino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva di condanna.ogia giornalistica e delle norme sulla presunzione di non colpevolezza .




















