Pimonte, trovata la statua di Sant’Antonio Abate. Il Sindaco Francesco Somma la riporta a casa dopo oltre 40 anni

Nella vita capita che le cose spesso più cercate arrivano inaspettatamente. Qualcosa di unico capace di emozionare un’intera comunità. Ed è questo quello che è accaduto a Pimonte. Nel piccolo comune montano, incastonato tra i Monti Lattari, nella Cappella del Campanile c’era un altare dedicato a Sant’Antonio Abate. Una statua del 700, realizzata in cartapesta napoletana,  scomparsa dopo il devastante terremoto che colpì la Campania, alla fine degli anni 80. A trovarla e a restituirla al paese è stato il Sindaco Francesco Somma. Attirato da un’immagine del Santo protettore degli animali, postata sulla pagina social di un antiquario, ha chiesto a Don Nino se poteva essere la statua di Sant’Antonio di Pimonte. La conferma è arrivata grazie anche alla collaborazione degli anziani del posto, che tanto hanno a cuore l’effige del Santo, mai dimenticata.

” Quella statua aveva qualcosa che ci richiamava a lei. Ma fino ad ieri non sapevo ancora perché. Racconta il Primo Cittadino. Dopo aver mostrato la foto ad alcuni anziani del paese capiamo di essere di fronte al Sant’Antonio Abate presente nella nostra Chiesa fino agli anni del terremoto. Allora contattato telefonicamente l’antiquario Marco Alfano e scopro che la statua è già stata venduta da qualche giorno ad un sacerdote in Sicilia ed era pronta per essere messa in cassa e spedita”. Ma così non è stato. Sant’Antonio Abate è tornato ” a casa”.

” È stata una grande emozione, continua il Sindaco Somma, 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐀𝐛𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 lunedì sera. Ma più di tutto mi ha colpito il via vai di persone che nella giornata di lunedì sono venute a bussare alla mia porta al secondo piano della Casa Comunale dopo che si era diffusa in paese la notizia del ritorno a Pimonte della statua del Santo. Mi ha colpito soprattutto l’emozione con cui gli anziani di Pimonte entravano nell’ufficio del Sindaco dove avevamo temporaneamente sistemato l’antica statua. Dapprima con sguardo sospettoso e poi con gioia dicendo “𝐄̀ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐢𝐬𝐬𝐨, 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐥 𝐜𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐯 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐨’𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐢𝐥𝐞”, lo accarezzavano con affetto come si trovassero di fronte ad un amico d’infanzia di cui non avevano più notizie da un bel po’. Questi momenti li porterò per sempre nei miei occhi e nel mio cuore. Perché non importa quanto sia stato lungo il suo viaggio, quanti sguardi abbia incrociato, quante preghiere abbia ascoltato, il nostro Sant’Antonio Abate adesso è di nuovo a casa ed è questo per tutti noi un segno di speranza e fiducia per tutte le importanti sfide che ci aspettano”.

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