giovedì, 1 Dicembre 2022

Neonazisti preparavano attentato al Vulcano Buono e a una caserma di Marigliano

Da “morire per la causa” fino a “preferire il suicidio alla delazione (tradimento) e alle confessioni di informazioni vitali per il movimento sotto tortura del nemico”.

Sono alcune delle ‘regole’ e dei quesiti a cui doveva rispondere chi voleva entrare nell’ ’Ordine di Hagal’, quella che la Procura di Napoli ritiene una cellula neonazista basata nel Casertano ma con ramificazioni in tutta Italia e contatti in Ucraina.

Gli inquirenti che indagano e che hanno messo in atto una serie di sequestri-perquisizioni dal 2021 in avanti, hanno trovato a casa di uno dei principali indagati, Gianpiero Testa, un documento dal titolo I valori fondamentali dell’ordine naturale di Hagal‘ e il  ” Questionario per l’ingresso nellOrdine naturale di Hagal”.

Chi voleva entrare nell’organizzazione doveva attribuire una percentuale dal 10% al 100% ad ogni punto proposto nel questionario fra cui “Sopportare la tortura da parte del nemico a qualsiasi fine”, “Rinunciare alla possibilità di guadagnare soldi per arricchirsi o anche per una vita serena”, “Affrontare l’eventuale arresto o comunque gravi conseguenze legali senza mai tradire il Movimento”.

Si dice pronto a fare una strage il 25enne Gianpiero TestaCome l’ha fatta quello in Neozelanda, però non andrei dai neri, andrei alla caserma a Marigliano“, una delle cinque persone per le quali il gip ha disposto l’arresto in carcere nell’ambito delle indagini che  hanno consentito di decapitare l’associazione con finalità di terrorismo di matrice neonazista, suprematista e negazionista denominata Ordine di Hagel.

Gianpiero Testa: “Vorrei fare una strage nella caserma di Marigliano

Testa, nel corso di diverse conversazioni e comunicazioni intercettate dagli inquirenti, ha manifestato pensieri ricorrenti di gesti eclatanti, da kamikaze, per togliersi la vita e anche il proposito di uccidere i carabinieri di Marigliano.

Testa, secondo gli inquirenti, avrebbe parlato di fare del male ai militari dell’arma dopo un arresto per rissa, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere, il 17 settembre 2016 e dopo essere stato identificato sempre dai militari il 12 novembre 2020. Il 18 dicembre 2020 viene intercettato mentre parla con la madre: il giovane si lamenta delle misure imposte dal Governo per contrastare l’epidemia da Covid 19 e dei controlli delle forze dell’ordine. E si dice determinato ad uccidere un carabiniere qualora si recasse a casa sua per un controllo, suicidandosi subito dopo.

La caserma dei carabinieri presa di mira dalla cellula neonazista con base a Marigliano, nel Napoletano, scoperta da una indagine della procura di Napoli nata nel 2019, era proprio quella di Marigliano. Solo una volontà dichiarata, mai seguita da una condotta attiva, spiega Antonio Bocelli, dirigente della Digos partenopea. Bocelli sottolinea che non si tratta di una cellula isolata. L’Ordine di Hagal ha fatto tanta propaganda usando Telegram con un canale denominato Protocollo4 che aveva tanti iscritti. Tanti li abbiamo già identificati”.

Nel mirino della cellula non c’era solo la Caserma, ma anche alcuni obiettivi civili. La formazione neonazista oggetto delle indagini della Procura di Napoli, progettava un attentato al Vulcano Buono, centro commerciale di Nola particolarmente frequentato a tutte le ore del giorno.

Per entrare nell’Ordine era necessario fare un giuramento, un rito iniziatico, che dava accesso al primo dei cinque livelli in cui era organizzato, in maniera verticistica e con una forte compartimentazione sia verso l’esterno che internamente. L’obiettivo era quello di propagandare essenzialmente ideologia nazista, contro la religione ebraica, negazione della shoah finalizzata al sovvertimento dell’ordine democratico.

Le perquisizioni di oggi partono da una prima parte dell’indagine che nasce nel 2019 e seguono altre perquisizioni, trenta, fatte a maggio e ottobre 2021 – racconta Bocelli proprio dalle intercettazioni e’ emerso che alcuni membri hanno partecipato a corsi di addestramento di combattimento corpo a corpo, in particolare usando la tecnica del Krav maga, e anche addestramento all’uso delle armi, sia corte che lunghe.

Per questo avevano anche ottenuto dei diplomi facendo corsi all’estero, ed erano molto preparati da un punto di vista fisico, tanto che volevano anche organizzare corsi di sopravvivenza estrema, ma non ci sono riusciti per motivi di natura logistica. “Nessun collegamento con Casapound e Forza nuova“, esplicita il dirigente della Digos partenopeo.

Nelle perquisizioni trovate e sequestrate armi bianche, pistole replica, e materiale come libri su Mussolini, Hitler, il suprematismo bianco, oltre che bandiere e foto evocative. Il rito di iniziazione si ispirava agli Valhalla e al pantheon nordico. L’Ordine si autofinanziava perchè i proseliti versavano delle quote. Una decina di altre persone sono indagate, e probabilmente altri nomi verranno fuori dalle perquisizioni.

L’ordinanza ha portato in carcere Maurizio Ammendola, 42 anni, di Maddaloni in provincia di Caserta, ideatore e fondatore dell’associazione Ordine di Hagal; Michele Rinaldi, 47 anni, residente in provincia di Avellino, vicepresidente del gruppo e gestore di un canale Telegram; Massimiliano Mariano, 46enne di Castellammare di Stabia e Giampiero Testa, 25enne di Marigliano, in provincia di Napoli. Il Gip ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria di Roma, nei confronti di del 36enne Fabio Colarossi.

E’ latitante un cittadino ucraino di Termopil, si chiama Anton Radomsky e ha 27 anni l’indagato irreperibile destinatario di una misura cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli, Federica de Bellis. Il 27enne ha trascorso lungo tempo nel Napoletano e poi è tornato nel suo Paese. Gli inquirenti gli contestano compiti esecutivi nell’ambito dell’organizzazione, come l’addestramento militare degli associati e il reclutamento.

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