Ha confessato l’omicidio della figlia, Martina Patti, 23 anni, dopo un lungo interrogatorio davanti ai carabinieri e al Procuratore della Repubblica catanese. Al momento cosa abbia portato la giovane a uccidere la piccola Elena, 5 anni, resta un giallo. Il racconto sul rapimento fornito ieri dalla donna era apparso sin da subito incongruente. E’ stata lei a fornire informazioni sul luogo del ritrovamento. La svolta dopo le “pressioni durante gli interrogatori”. Il rapimento era una messa in scena per coprire l’omicidio. I carabinieri di Catania hanno trovato il corpo della piccola in un fondo agricolo distante alcune centinaia di metri dalla casa in cui la donna abitava con l’ex compagno e padre della bimba, Alessandro Nicodemo Del Pozzo, 24 anni. La coppia non stava più insieme da un po’ di tempo. L’uomo era stato arrestato per rapina nel 2020, ma poi assolto. Dopo la notizia, si è recato in preda alla disperazione, con la nuova compagna, sul luogo del ritrovamento del cadavere, che è stato sepolto, solo in parte, in un terreno a 400 metri dalla casa dove abitava la coppia prima di separarsi. In corso rilievi da parte del reparto scientifico. Nell’interrogatorio della notte scorsa “la madre era stata lungamente sentita” e “le erano state contestate varie incongruenze”. Lo ha affermato il procuratore Carmelo Zuccaro, spiegando: “Stamattina ha fatto ritrovare il cadavere e adesso stiamo raccogliendo le sue dichiarazioni, presumibilmente confessorie”. La ricostruzione del rapimento della bimba di 5 anni era apparso “poco credibile” sin dalle prime fasi dell’inchiesta, viene spiegato in Procura. Alcune “anomalie” sono infatti emerse subito agli investigatori: nessun testimone, oltre lei; nessuna telefonata al 112 subito dopo l’aggressione (solo dopo si è recata con i familiari in caserma per presentare la denuncia). Anomalie che hanno portato carabinieri e Procura a fare pressioni sulla donna, che infine ha ceduto ed è scoppiata in lacrime indicando dove trovare il cadavere della figlia.




















