In Italia sono centinaia le donne e i bambini ucraini giunti dalla loro terra martoriata dalle truppe russe. Le famiglie si separano; si separano le mogli dai mariti, i fratelli dalle sorelle. Alcuni genitori sono costretti ad abbandonare i propri figli o ad affidarli a famiglie lontane chilometri dall’Ucraina, per metterli in salvo. Scelte difficili, sofferenze che logorano l’anima. Tra le tante storie di ospitalità e generosità, raccontiamo quella della famiglia Ingenito a Sarno, dove ha trovato accoglienza Thoras, 17 anni, che arriva da Kiev. Quando è scoppiata la guerra, la mamma Tania si è rivolta alla “sua” famiglia sarnese per affidarle il figlio. La famiglia Ingenito, negli anni 90 aveva dato la sua disponibilità per i cosiddetti “soggiorni di risanamento”, iniziati in seguito all’incidente della centrale nucleare di Chernobyl”, la notte del 26 Aprile 1986. Tania veniva a Sarno d’estate e poi per le vacanze di Natale. Compiuta la maggiore età, non è più tornata in Italia, ma i contatti con “mamma” Amelia e “papà” Gino non si sono mai interrotti. Quando il 24 febbraio la guerra è scoppiata, la donna ha lanciato una richiesta di aiuto ai coniugi: ospitare suo figlio per proteggerlo dalle minacce bellicose. La famiglia Ingenito non è rimasta indifferente, e gli ha aperto le porte di casa. Thoras è partito su un bus della speranza ed è arrivato a Sarno, in via Serrazzeta. Grazie alle premure di mamma Amelia, papà Gino e della loro grande famiglia – figlie, generi, nipoti, quel filo di amore e solidarietà dopo decenni si è riavvolto. Il ragazzo segue la scuola ucraina tramite la Dad, si sta inserendo nella comunità locale, supportato anche dall’aiuto di ragazzi ucraini da anni in paese, pur vivendo momenti di malinconia. Forse sta realizzando la situazione che sta vivendo, ma prova ad andare avanti e resistere, speranzoso che questa guerra finisca presto, per tornare in Ucraina.
Natasha M.




















