C.mare di Stabia- E’ morta Pupetta Maresca, la lady camorra che sfidò il boss Raffaele Cutolo

Avrebbe compiuto 87 anni a gennaio Assunta ” Pupetta” Maresca. Il suo nome è stato da sempre al centro dell’attenzione per essere stata la “Matriarca” della camorra, con la capacità di tenere testa al boss indiscusso, mai pentito, Raffaele Cutolo. La donna è morta ieri nella sua casa a Castellammare di Stabia. Nata nella città delle acque, era figlia di Alberto Maresca, noto contrabbandiere e nipote di Vincenzo Maresca, condannato a sette anni per l’omicidio del fratello Gerardo. Bella e ribelle, da giovane, Pupetta inizia a fare i conti con la giustizia nel suo istituto scolastico per lesioni gravi ad una sua amica. La vittima prima la denunciò poi ritirò le accuse. Il 27 Aprile 1955 sposò Pasquale Simonetti (detto Pascalone ‘e Nola), capo della camorra, in rivalità con i cutoliani. Testimone di nozze fu Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano. A tre mesi dalle nozze, Pupetta resterà vedova: il marito fu assassinato. L’omicidio si inquadrava nella faida mafiosa che vedeva opposti due fronti: i cutoliani e i Maresca, al centro, la gestione dei prezzi del mercato ortofrutticolo. Un delitto su commissione dunque, che porterà alla luce il nome di un mandante insospettato: Antonio Esposito, colui che aveva fatto da testimone al matrimonio di Assunta e Pasquale. A uccidere ” e Nola” fu Orlando Carlo Gaetano. La vendetta non tardò ad arrivare. Alcuni mesi dopo, il 4 ottobre, Assunta – al sesto mese di gravidanza – uccise Antonio Esposito. Maresca fu arrestata e condotta nel carcere di Poggioreale. Condannata a 13 anni e 4 mesi, a gennaio del 1956, tra le

fredde mura della Casa Circondariale, partorì il primo figlio, Pasqualino. Nel 1970 si innamorò del camorrista Umberto Ammaturo, dal quale ebbe due gemelli, Roberto e Antonella. Una relazione mai accettata dal primo genito Pasquale, ucciso nel 1974 in un agguato: il corpo non fu mai ritrovato. Dell’omicidio fu subito sospettato proprio Ammaturo, ma Pupetta non accettò mai del tutto questa ipotesi. L’uomo fu comunque incarcerato, ma nell’aprile del 1975 fu assolto per insufficienza di prove. Uscito dal carcere, Ammaturo fu arrestato in Perù, in compagnia di una nuova fidanzata, Yohanna Valdez. Il matrimonio con la bella stabiese finisce, a causa dei tradimenti e forse del sangue del figlio della donna. La Signora della camorra continua la sua vita a testa alta, nei meandri delittuosi e spietati – regista di omicidi efferati come quello di Ciro Galli (uomo di Raffaele Cutolo), ucciso nel 1981. Condannata all’ergastolo, nel 1985 fu assolta per mancanza di prove. Poco dopo fu arrestata perché accusata di aver ordinato l’omicidio di Aldo Semerari, il criminologo e psichiatra che aveva dichiarato pazzo Cutolo; in seguito fu assolta. Fu assolta anche dalle successive accuse di tentata estorsione ad una banca e di traffico di stupefacenti. Nel 1986 la sezione misure di prevenzione del tribunale di Napoli stabilì che Pupetta Maresca apparteneva alla camorra come affiliata alla Nuova Famiglia. Per tale ragione ordinò la confisca dei beni. Rinchiusa nel carcere di Bellizzi Irpino, da qui la donna gestiva feste cui partecipavano magistrati e alte personalità. Bellezza d’altri tempi, in gioventù vinse un concorso di bellezza indetto a Castellammare di Stabia, nel 1967 interpreta il ruolo della

protagonista nel film Delitto a Posillipo, diretto da Renato Parravicini, vagamente ispirato alla sua vita. Doppiata da Rita Savagnone, canta però con la propria voce la canzone ‘O bbene mio‘, scritta da lei. A Napoli era titolare di alcuni negozi d’abbigliamento poi chiusi. Con la morte di Pupetta è calato per sempre il sipario, sulla protagonista della camorra del novecento, capace di minacciare senza remore, nel corso di una conferenza stampa, da lei stessa chiesta, Raffaele Cutolo e la Nuova Camorra Organizzata: «Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione».

Natasha Macri

 

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