I Fratelli Gabriele e Marco Bianchi accusati dell’omicidio del 21enne Willy Monteiro Duarte ucciso la notte tra il 5 e il 6 Settembre a Colleferro, hanno paura. Rinchiusi nel carcere di Rebibbia a Roma, invocano la libertà, attraverso i loro avvocati, presenteranno nelle prossime ore richiesta di scarcerazione al Tribunale del riesame. Proveranno i legali a smontare l’accusa di omicidio volontario per ottenere gli arresti domiciliari, e non è escluso che chiedano il prolungamento dell’isolamento, previsto ora dalle normative anti Covid anche oltre il termine della quarantena, così da proteggere i loro assistiti dalle possibili ritorsioni degli altri detenuti, poco disposti ad accettare chi viola il codice, non scritto della criminalità, che impone di non toccare donne, bambini, ragazzi indifesi, come lo era Willy. Il pestaggio del giovane aspirante cuoco, sarebbe l’epilogo tragico di due anni di violenze e soprusi, condotti con spavalderia e arroganza nella zona di Colleferro e dintorni. La banda costringeva addirittura la gente a spostare le auto per far posto al loro Suv, raccontano ora alcuni testimoni. Dal maggio del 2018 i fratelli Bianchi avrebbero collezionato nove denunce: quattro Gabriele e cinque Marco, accusati a vario titolo di lesioni, minacce, porto abusivo di armi e violazione del lockdown. Il GIP, nell’ordinanza di arresto, li ha descritti come pericolosi e incapaci di controllare gli impulsi, dediti alle arti marziali e al culto del fisico, tanto da preoccuparsi dell’acqua che avrebbero bevuto in carcere :” C’è solo quella del rubinetto?” avrebbero chiesto i due imputati mentre venivano condotti a Rebibbia, dove al loro passaggio nei corridoi penitenziari non sono mancati le urla di disprezzo e gli sputi dei reclusi. Attualmente in stato di detenzione si trova anche un altro componente, Mario Pincarelli, che avrebbe partecipato al pestaggio mortale di Willy, solo a  Francesco Belleggia sono stati concessi gli arresti domiciliari. Le indagini intanto vanno avanti a ritmo incessante, non è escluso che possano esservi nuove iscrizioni nel registro degli indagati.