In Italia risalgano i contagi da Covid 19, i decessi sono invece in calo, nelle ultime 24 ore sono 282 i casi accertati, quasi tutti in Emilia Romagna, Veneto e Lombardi: 9 i decessi ieri, 48 sarebbero i posti di terapia intensiva occupati. Piccoli focolai nel Lazio e in Campania. Nella Regione governata da Vincenzo De Luca preoccupa l’impennata dei contagiati e l’incremento dei ricoveri. Un quadro sanitario allarmate che richiede massima attenzione:  19 le persone risultate positive su 2065 campioni effettuati, 14 i pazienti ricoverati al Cotugno di cui 12 conclamati e due sospetti: una coppia di Giugliano arrivata stanotte. Il marito con febbre alta e insufficienza respiratoria è stato ricoverato in terapia sub – intensiva; sei i pazienti ricoverati al Covid center di Napoli Est di cui tre di etnia rom provenienti dal campo di Scampia, una donna venezuelana e due italiani, da quanto appreso fanno parte di una comitiva di otto giovani romani, quattro ragazzi e quattro ragazze che hanno soggiornato in una casa -vacanza a Capri. In corso approfondimento epidemiologico sulla catena di frequentazioni e contatti avuti sull’isola. La situazione più preoccupante si registra nel campo rom di Secondigliano dove si contano otto contagi, tre dei quali provenienti dalla Serbia. Ieri sono saliti di altre sette unità i contagi nel salernitano. Morto un 89enne di Nocera Superiore ricoverato nel nosocomio di Scafati . In provincia di Caserta altri 11 casi di coronavirus fanno alzare nuovamente la soglia dell’attenzione; sei persone sono state contagiate a Conca della Campania cittadina di circa 1200 abitanti. I contagi tutti collegati tra loro sarebbero partiti da una badante, ora ricoverata al Covid center di Maddaloni. Un fenomeno esteso quello delle lavoratrici dell’Est difficile da monitorare. In Campania c’è una vasta comunità di colf, badanti per lo più ucraine che lavorano a stretto contatto con anziani, bambini, persone disabili o prestano servizio nelle case. Il rischio è che queste donne, che rientrano al lavoro dopo le ferie o dopo i mesi dell’emergenza, siano portatrici del virus. Un fenomeno esteso difficile da monitorare perchè di fatto sfugge a ogni sorta di controllo. La responsabilità dovrebbe ricadere sul datore di lavoro il quale dovrebbe far rispettare la quarantena e sottoporle al test prima farle riprendere l’attività, ma in una realtà dove prevale l’assenza di contratti regolari dobbiamo solo affidarci al buon senso delle persone affinchè preservino  la salute dei lori cari e quella degli altri.