Il coronavirus – responsabile della malattia respiratoria denominata COVID19- sta mettendo a dura prova le abitudini quotidiane degli italiani: la paura del contagio aumenta sopratutto nei soggetti che non sono in grado di gestire lo stress, l’ansia, la depressione. Una mestizia entrata in tutte le case, che lascia il posto alla libertà nei pochi attimi concessi dalle direttive governative: lavoro, spesa, o semplicemente per portare il cane negli immediati dintorni della propria dimora ( non oltre i 200 metri), giusto il  tempo necessario per la bestiola di espletare le sue necessità. Gli animali domestici rappresentano un valido supporto terapeutico: il contatto con i cani aumenta l’autostima, insegna a prendersi cura di qualcuno e migliora la salute. Il duplice ruolo che riveste il quattro zampe è in questa fase esistenziale un aiuto in più: la sua presenza ci consola, ci gratifica, ci concede un momento di svago, riempie la solitudine di chi vive da solo. Eppure, nel pieno dell’emergenza sanitaria, aumenta quotidianamente il numero dei cani abbandonati. Convinti che Fido potrebbe essere uno delle cause del contagio tra le mure domestiche, i proprietari atterriti li lasciano in strada. I più fortunati invece portati ai canili. A oggi sarebbero oltre 7.000 gli amici fedeli “traslocati” come insensibili oggetti da casa ai  rifugi. Cadono nel vuoto gli appelli, uno fra i tanti quello del capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, “in nessun modo esiste la diffusione del contagio da Covid-19 tramite i nostri animali  l’abbandono dei cani è deprecabile”. Fido trasmette amore,  è fonte di soddisfazione, di serenità in queste nostre giornate improvvisamente vuote non abbandonarlo.