Gragnano. Cita l’ex che non le passa i soldi dopo la separazione. Giudice assolve il marito perché lei si prostituisce

Pretendeva dall’ex marito gli alimenti che, in verità, l’uomo a un certo punto aveva realmente smesso di passarle. Solo che al momento di decidere, il giudice davanti al quale l’ex coppia era finita, ha dovuto tenere conto di una circostanza che la donna stessa, nel corso del dibattimento, aveva ammesso candidamente. Vale a dire che per far fronte alle proprie esigenze quotidiana, si era ridotta anche ad andare sul marciapiede e a prostituirsi. Una “fonte” di entrata che ovviamente non risultava e non poteva risultare da nessun atto ufficiale. Ma che alla fine deve avere avuto un peso sulla decisione finale del giudice. Il quale non ha creduto, evidentemente, che quanto riferito dalla donna fosse stata una conseguenza della mancanza di soldi causata dall’ex marito, piuttosto il contrario. E cioè che l’uomo, a sua volta in ristrettezze economiche e nel frattempo capace di rifarsi una vita e una famiglia con un’altra donna, della sua ex non volesse saperne più niente. Figuriamoci poi di passarle dei soldi guadagnati tra mille difficoltà. Una vicenda molto particolare, dunque, quella che ha visto protagonista due ex coniugi. Lui, C.L.C., 38enne stabiese, lei gragnanese, di cui omettiamo anche le sole iniziali per ovvi motivi legati alla privacy. Il loro matrimonio era andato avanti per circa sette anni, dal 1998 al 2005, poi la separazione, diventata definitiva nel 2007. Dopo il divorzio, il giudice aveva riconosciuto alla donna un assegno di mantenimento mensile da 300 euro oltre l’adeguamento periodico Istat. Già in precedenza, infatti, il figlio nato dalla loro unione era stato affidato al padre, visto che il Tribunale per i Minorenni aveva dichiarato la donna decaduta dalla podestà genitoriale. L’uomo per circa cinque anni aveva ottemperato ai propri obblighi, pagando regolarmente. Poi, dall’inizio del 2012 e fino a metà 2013, aveva smesso di farlo. Ed era stato denunciato, per poi finire a processo con l’accusa di essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge. Nei suoi confronti il pm della procura di Torre Annunziata Francesco De Tommasi aveva invocato una pena a tre mesi di reclusione, senza il beneficio della sospensione. Alla fine invece il giudice monocratico del tribunale oplontino Ernesto Anastasio ha assolto il 38enne stabiese con formula piena. Accogliendo in buona sostanza la tesi difensiva del suo legale, il penalista Gaetano Buondonno, che nel corso di un dibattimento a tratti molto acceso, era riuscito a far emergere alcune contraddizioni che alla fine hanno fatto pendere la bilancia della giustizia dalla parte del suo assistito. Il quale nonostante non navighi in acque tranquille dal punto di vista economico, potendo contare solo su un lavoro stagionale, si era rifatto una vita e una famiglia dopo la separazione. L’ex moglie invece, pur avendo ben quattro immobili di proprietà, non aveva mai voluto rinunciare agli alimenti del marito. E la circostanza ammessa candidamente in aula, di esercitare il mestiere più antico del mondo, più che intenerire il giudice come lei forse sperava, ha finito invece per convincerlo che di quei soldi, a maggior ragione, non aveva reale bisogno.

(Gaetano Angellotti – Metropolis) 

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