di Anna Chiara Favoloro
Riverso sulla sabbia, esanime. Il corpo martoriato, il ventre gonfio. Il soffio vitale disperso nell’indifferenza; la dignità dissolta nell’infinito.

Non solo l’immagine di un cane deceduto, in circostanze ignote ma il riscontro della perseverante vigliaccheria umana. Non solo l’immagine di una carcassa rinvenuta quest’oggi, sull’arenile stabiese ma la piena constatazione della viltà antropica.
Ed un brivido percorre la pelle allorché lo sguardo si pone su quelle zampe che quasi sembrano ancora afferrare la vita; su quel viso ormai emaciato dal trapasso; su quelle escoriazioni ai gomiti che lasciano intravedere una lancinante carne rosa.
Il cittadino rimane allibito dinanzi a tale crudeltà: mentre osserva l’orizzonte, il mare, il vulcano, assaporando il calore di una giornata di sole, i suoi occhi scorgono d’improvviso il nefasto. La morte.
Rabbia e sgomento all’unisono; c’è chi si infuria per la scarsa sorveglianza dell’area; chi si adira per l’assenza di adeguati controlli e tutela, in fatto di animalismo; chi proprio non riesce ad accettare il disinteresse e l’incuria in cui riversa il Comune.
E la creatura è lì, accompagnata dallo stridio dei gabbiani e dal fragore dei bambini. Il suo corpo ferito è lì, su quella rena umida, forse portatoci da terzi, forse dopo aver subìto maltrattamenti psicofisici.
O forse l’ultimo viaggio di un’anima randagia, cullata dalle onde del mare e giunta nella baia stabiese per spogliarsi dei panni mortali e correre al di là del ponte dell’arcobaleno.
FONTE: www.corsoitalianews.it
(Fonte foto: Arenile Stabiese Pulito)



















