Castellammare di Stabia. È il parroco di tutti da sempre, don Paolo Cecere. Aperto, gioviale, disponibile. Ma soprattutto guida spirituale di quanti nel tempo hanno fatto parte della sua parrocchia di Sant’Antonio, che l’altra sera, dopo oltre quarant’anni, ha affidato al suo successore, don Catello Malafronte, alla presenza del Vescovo della Diocesi sorrentino-stabiese, monsignor Francesco Alfano. Emozionati i fedeli che hanno partecipato alla liturgia eucaristica e i cantori del coro diretto dal maestro Lorenzo Raucci; emozionati i sacerdoti che hanno partecipato alla messa. Perché dopo cinquant’anni di sacerdozio e quasi altrettanti di attività pastorale ormai don Paolo era un punto di riferimento forte.
E allora, anche per chiudere questo suo impegno sulle orme del Signore, ha voluto far arrivare in chiesa le reliquie di San Pio da Pietrelcina a cui fin dal primo istante lui giovane prete di trent’anni affidò la propria chiesa fiducioso. Fede, accoglienza, attività aperte al quartiere gli obiettivi di don Paolo che a oltre ottant’anni rimarrà però parroco emerito della propria parrocchia. Una vita spesa per gli altri che ha lasciato il segno in quanti hanno ricevuto da lui sacramenti e insegnamenti e che adesso si affidano al nuovo parroco don Catello, già docente in alcune scuole del territorio e, in ultimo, rettore del santuario di San Michele Arcangelo al monte Faito, che anche sui social network, con le parole di Baden Powell, fondatore degli Scout, dice: «Farò del mio meglio». Passaggio di consegne per una delle chiese più grandi della città, che non solo ha creato nel tempo un ponte con l’Albania, aiutando tante famiglie e realtà sociali del posto, ma anche con i poveri del territorio che con i pacchi della Caritas e l’aiuto dei volontari potevano andare avanti con meno sacrifici.

Uomo semplice, ma anche capace di amicizie importanti, don Paolo, come quella con il Vescovo di Bagdad, Shelmon Warduni, più volte ospite in chiesa per raccontare la sofferenza e il dolore dei cristiani in Iraq o del sacerdote amico di Papa Wojtyla, che con il suo carisma ha reso ancora più speciali le preghiere dei fedeli del rione Tavernola. «Vi ringrazio dell’affetto e dell’aiuto che negli anni mi avete offerto per portare avanti questa chiesa – ha concluso don Paolo – siete tutti nel mio cuore e spero che don Catello possa continuare ad occuparsi di questa parrocchia per i fedeli e con i fedeli». E don Catello, durante la celebrazione, riprendendo il saluto di San Paolo alla comunità dei Filippesi ha detto a tutti: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino». Poi ha chiesto ai fratelli e alle sorelle di pregare per il suo nuovo ministero di parroco. «Assumo l’incarico di parroco con timore e tremore – ha detto don Catello – pienamente convinto della storia meravigliosa di questa comunità, della giusta attesa, ma anche consapevole dei miei limiti. Confido nella grazia di Dio, nella vostra saggezza, prudenza e lungimiranza. Dire don Paolo è dire la parrocchia Sant’Antonio. Grazie don Paolo per avermi, negli anni addietro, tante volte, accolto e chiamato a collaborare».
(Titti Esposito – Il Mattino)




















