Castellammare di Stabia. Archivio storico trasferito per risparmiare sull’affitto, a rischio 5 secoli di storia stabiese

Castellammare di Stabia. Salviamo l’Archivio storico dall’oblio e dall’incuria. L’appello è dello storico Pippo d’Angelo, sovrintendente onorario dell’ufficio nato nel 1979 che raccoglie documenti dal 1500 ad oggi, trasferito improvvisamente in una scuola di periferia dall’amministrazione comunale. Una decisione presa dal primo cittadino Nicola Cuomo, per non gravare ancora sulle casse comunali, occupando un palazzo privato, che però rischia di mandare all’aria secoli di documenti che raccontano la città dei tempi che furono, le sue strade ed i suoi mestieri. «Liberare Palazzo di Nola partendo dall’archivio storico – spiega lo storico stabiese – non è stata una scelta felice, visto che adesso gli scatoloni sono conservati senza criterio in un Istituto scolastico comprensivo senza controlli o personale addetto agli atti. Il disastro – commenta ancora d’Angelo – è quindi dietro l’angolo se non si interviene subito predisponendo una struttura idonea alla raccolta di migliaia di carte che nel tempo hanno dato l’input alle tesi di laurea di tanti giovani e sono il nostro patrimonio storico più importante, dal punto di vista cartaceo, insieme ai libri antichi della nostra biblioteca comunale».

Preoccupazione legittima, quella del responsabile dell’Archivio, che non solo si sta occupando della creazione di un gruppo «gli amici dell’archivio storico» coinvolgendo le associazioni culturali del territorio, ma giovedì prossimo incontrerà il sindaco a palazzo Farnese per esporgli i suoi dubbi e le sue perplessità. Intanto si infiamma anche on line la polemica fra cittadini perché un altro pezzo del proprio patrimonio rischia di fare una brutta fine, accusando anche la giunta di noncuranza e disinteresse per la storia più antica della città. Mentre il sito di Libero ricercatore, da sempre attento all’arte ed alla storia più importante di Castellammare, cerca di smorzare i toni della discussione invitando tutti a «non perdersi in discussioni, ma a fare squadra per trovare subito una soluzione, coordinando sforzi ed energie e non sprecando tempo prezioso per la soluzione migliore e la sede più adatta a secoli di scartoffie datate». «Non possiamo puntare alla vivibilità se non c’è rispetto per la memoria storica e per tutto quello che era importante per i nostri avi – il commento di una studiosa – speriamo si risolva subito quest’ennesima questione».

(Titti Esposito – Il Mattino)

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