Sono oltre cento gli imprenditori finiti in trappola per mano di una banda di truffatori che attirava le sue vittime millantando di poter accedere ai finanziamenti agevolati dell’Unione Europea e di poter monetizzare i crediti d’imposta acquisiti con Ecobonus e superbonus 110%.A scoprire la maxi truffa sono stati i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli (Sezione Frodi Comunitarie) che, coordinati dalla Procura di Napoli Nord, pm Cesare Sirignano, Procuratore Annamaria Lucchetta, hanno notificato tre arresti in carcere e tre ai domiciliari. I reati contestati a vario titolo sono associazione e delinquere, abusiva attività finanziaria, truffa e autoriciclaggio.
Le indagini dei finanzieri hanno inoltre svelato la costituzione di una nuova società in Bulgaria.Quest’ultima, nella corrispondenza, utilizzava indebitamente emblemi religiosi della Chiesa Cattolica Ortodossa per infondere fiducia negli ignari clienti, un chiaro stratagemma per rendere il raggiro più credibile.

Gli arresti: capi e collaboratori in manette
Le misure cautelari in carcere, hanno colpito i ritenuti capi e promotori dell’associazione a delinquere: Gerardo Conza, 60 anni, ex direttore di banca, originario della Calabria; Giuseppe Strabello, 29 anni, ed Eugenio Giunta, 70 anni entrambi di Minturno.Agli arresti domiciliari, invece, sono stati posti Pasquale Principe, 69 anni, di Gragnano e Francesco Sicignano, 67 anni, carabiniere in pensione, di Sorrento, entrambi accusati di aver collaborato con l’associazione aprendo conti correnti all’estero e costituendo società “di facciata”.
Arresti domiciliari anche per Angela Guercia, 47 anni, che si occupava di procacciare i clienti.Agli indagati sono stati sequestrati beni per oltre un milione di euro e, durante le indagini, anche conti correnti all’estero e orologi di pregio per altri 60mila euro.
La banda – che aveva basi in Campania e nel Lazio ma anche ramificazioni all’estero – induceva le vittime a eseguire bonifici su conti esteri, in Irlanda e Lituania, per acquistare false polizze fideiussorie emesse da una società irlandese che, sostenevano gli indagati, era accreditata presso la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), ente che avrebbe, sempre secondo i truffatori, erogato finanziamenti agevolati.La truffa consisteva nel promettere bassi tassi d’interesse e rapidi tempi di definizione dell’istruttoria agli imprenditori a cui venivano anche consegnate brochure e documentazione contrattuale recante intestazione e loghi della Commissione Europea.
I pagamenti ottenuti indebitamente sui conti esteri, pari a circa l’1% delle operazioni proposte, rientravano in Italia per finire nelle tasche degli indagati attraverso bonifici e prelievi in contanti, compiti delegati a un corriere che, per questo, percepiva una provvigione.Dalle indagini è emerso, tra l’altro, che gli indagati avrebbero elargito denaro a funzionari pubblici, al momento non meglio identificati, in servizio negli uffici giudiziari, per inquinare il quadro probatorio e quindi assicurarsi l’impunità.

