Sono ormai giorni che in molti distributori italiani il prezzo della benzina ha superato i due euro al litro. Un aumento destinato molto probabilmente a continuare anche nelle prossime settimane. Fare il pieno è ormai un salasso. Secondo l’Osservaprezzi carburanti, un osservatorio del ministero dello Sviluppo economico, già dalla scorsa settimana il prezzo medio della benzina a livello nazionale aveva superato 1,9 euro al litro in modalità self service, la meno costosa, mentre il prezzo medio del gasolio è sopra 1,7 euro al litro. I prezzi nella modalità “servito”, sia per benzina che per gasolio, invece hanno superato i due euro al litro. I prezzi migliori li si possono spuntare sui distributori che non rappresentano i grandi marchi internazionali dei carburanti, come i low-cost Conad o i distributori Ego (1.868 euro). La stangata per i consumatori arriva anche sul prezzo del diesel e del metano. Gli effetti negativi dell’aumento si ripercuotono oltre che sugli automobilisti, anche sui consumatori, con una moltitudine di prodotti che hanno lievitato il costo al dettaglio: pasta, pane, farina, latte, merce trasportata su gomma, i cui costi incidono sui prezzi finali praticati al supermercato. A questo si aggiungono i pesanti rincari delle tariffe di luce e gas a discapito delle utenze private ma anche delle industrie. Sul costo dei carburanti, in particolare della benzina, bisogna ricordare che su ogni litro acquistato dai consumatori, 1,04 euro se ne vanno in tasse a causa delle accise, oltre il 60% sul prezzo finale alla pompa. Perciò, per arginare questi aumenti repentini, l’unico modo è quello di sterilizzare l’IVA ed eliminare l’accise sui carburanti, almeno quelle più datate. La più antica sarebbe l’accisa per la guerra in Etiopia introdotta il 30 agosto 1935 e pari a 0,000981 euro al litro ovvero meno di un millesimo di euro.



















