«Su Autostrade noi andiamo avanti con la volontà di revocare le concessioni autostradali ai Benetton, ovvero a chi non ha manutenuto il ponte Morandi». Così il capo politico M5S e ministro degli Esteri Luigi Di Maio a “Open Comuni” a Roma. «È assurdo che si dica che possano continuare a gestire», aggiunge. «In Italia non ci sono solo i Benetton come concessionari, per quello abbiamo messo nel programma revisione delle concessioni, ma è chiaro che su ponte Morandi non possiamo pensare che quei tratti autostradali siano ancora gestiti da loro. Il procedimento sta andando avanti, ce lo portiamo dal precedente governo, speriamo che nei prossimi mesi si possa arrivare a fare giustizia per le vittime del ponte» ha aggiunto.

Il tema della revoca della concessione ai Benetton è stato affrontato da Di Maio anche all’interno dell’incontro di Open Comuni di Rousseau. «Avete visto quello che si è scoperto ieri su ponte Morandi: perizie, documenti falsati, arresti. Spesso ci dite: ma quella cosa non l’avete fatta più» dice il capo politico rivolgendosi alla platea di iscritti e amministratori M5s. «Non è vero! L’iter per la revoca è partito mesi e mesi fa, ma è un iter che bisogna percorrere con molta attenzione per arrivare all’obiettivo». Non solo, «molto spesso bisogna stare in silenzio e far lavorare gli esperti che abbiamo messo su quel fronte per arrivare a quell’obiettivo che raggiungeremo perché lo abbiamo messo anche in questo programma di governo: la revoca della concessione per quello che hanno fatto alle 43 vittime del Ponte Morandi.

Intanto Autostrade per l’Italia rende noto che nella giornata di ieri, subito dopo essere venuta a conoscenza dei provvedimenti cautelari emessi dalla magistratura nei confronti dei due dipendenti coinvolti nel procedimento di falso sui viadotti Pecetti e Paolillo sulla base di intercettazioni risalenti a circa un anno fa, ha deciso di sospendere i dipendenti medesimi con effetto immediato, provvedendo alla loro sostituzione. Il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia, convocato in via straordinaria per lunedì, valuterà ulteriori iniziative a tutela della Società.

L’inchiesta bis sui report “ammorbiditi” sulle infrastrutture, nata come costola di quella sul crollo del ponte Morandi il 14 agosto, ha portato a tre arresti domiciliari e sei misure interdittive. Perché anche dopo la morte di 43 persone si sarebbe continuato in Spea, la società che si occupa di controlli, e Aspi a modificare le carte.  Il blitz del primo gruppo della guardia di finanza di Genova, coordinato dal pubblico ministero Walter Cotugno, ha provocato il tonfo di Atlantia in Borsa. Il titolo, che è stato anche sospeso per eccesso di ribasso, ha chiuso con una perdita dell’8% a 22,18 euro.

Ai domiciliari sono finiti Massimiliano Giacobbi (Spea), Gianni Marrone (Aspi, direzione VIII tronco) e Lucio Torricelli Ferretti (Spea). Interdetti per 12 mesi: Maurizio Ceneri (Spea), Andrea Indovino (Spea), Luigi Vastola (Aspi), Gaetano Di Mundo (Spea), Francesco D’Antona (Utsa Bari) e Angelo Salcuni (consulente esterno). I viadotti finiti nel mirino sono il Pecetti in A26, in Liguria, e il Paolillo, in A16, in Puglia. L’inchiesta bis però vede indagati anche l’ex responsabile nazionale delle manutenzioni di Aspi, Michele Donferri Mitelli e l’ad di Spea Antonino Galatà, e riguarda anche il viadotto Moro, vicino a Pescara, il Sei Luci e il Gargassa in Liguria e il Sarno sull’A30. Aspi afferma che i viadotti sono sicuri, ma Atlantia, la società madre, «ha deliberato l’avvio immediato di un audit sui fatti, da affidarsi a primaria società internazionale, per verificare la corretta applicazione delle procedure aziendali da parte di società e persone coinvolte».  Le condotte degli indagati sono «gravemente minatorie della sicurezza degli utenti della strada», scrive il  gip Angela Nutini nella sua ordinanza. «Alcuni hanno dimostrato un’assoluta spregiudicatezza a compiere attività per contrastare le indagini», come cancellare i file o, ancora, usare un disturbatore di frequenza per non farsi intercettare o istruire ad arte i testimoni convocati dagli investigatori. E in Edizione, la holding della famiglia Benetton che controlla il 30,25% di Atlantia, che a sua volta controlla Autostrade per l’Italia, ci sono «sgomento e turbamento» per le ultime novità arrivate sul fronte giudiziario dalle indagini partite dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, che hanno portato ad arresti di dirigenti di Aspi. Il gruppo, che ha seguito con attenzione e partecipazione lo svolgersi dei fatti che si sono succeduti dal 14 agosto dello scorso anno, prenderà, come azionista di riferimento, «senza esitazione e nell’immediato tutte le iniziative doverose e necessarie, anche a salvaguardia della credibilità, reputazione e buon nome dei suoi azionisti e delle aziende controllate e partecipate».

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