C.mare di Stabia: caro lidi e libero accesso. Appello al Sindaco da un comune cittadino

Ogni anno con l’arrivo della bella stagione puntale in città ritorna l’argomento caro lidi. Le polemiche s’inaspriscono quando lo stabilimento privato fa pagare l’ingresso. Sotto la voce servizi i gestori chiedeno al cliente mediamente 4.00 euro a persona ai quali si aggiungono 5.00 euro per l’ombrellone, 6.00 lettino, 3.00 per la sedia sdraio e se volete quella stile regista dovete aggiungere 50 centesimi. Il tutto aumenta di 1.00 il sabato e la domenica. Un cittadino stabiese si è rivolto direttamente, tramite il social facebook, al Sindaco Gaetano Cimmino affinchè intervenga in merito alla questione:”Signor Sindaco Gaetano Cimmino, lei e’ a conoscenza che a C.mare i lidi balneari fanno pagare l’ingresso ai clienti? Sa che i lidi balneari nella localita’ di Pzzano oltre a chiedere l’ingresso hanno realizzato strutture laterali in modo da impedire l’ accesso a chiunque sul bagnoasciuga che per legge dovrebbe essere di libero accesso a tutti? Sa che gli stessi lidi non potrebbero avere sedie ,ombrelloni e altro materiale a ridosso della battigia e si dovebbero mantenere ad una distanza di 5 metri o 3 metri? Una questione spinosa che accende gli animi degli stabiesi ma che sembra non toccare la situazione dei lidi che puntali sono sempre affolati. La forte privatizzazione degli arenili voluta dalle lobby di balneari e consentita dalla politica accondiscendente, ha portato i cittadini a non poter godere del diritto di andare al mare senza pagare un biglietto d’ingresso. Poche decine di soggetti della cosiddetta “Imprenditoria Balneare”, si sono impadroniti di un bene demaniale. Prezzi altissimi, interminabili muri di recinzione che troppo spesso nascondono il mare, vere e proprie palazzine di cemento alzate sulla sabbia, innumerevoli attività che nulla hanno a che vedere con la balneazione, ostacoli fisici ed economici che inducono la maggior parte delle persone a credere che le spiagge e gli stabilimenti siano circoli privati. Invece si tratta di concessioni pubbliche di terreno vincolato e protetto che noi (lo Stato) abbiamo dato in concessione a privati per realizzare limitate strutture per la balneazione, cabine, bagni ecc., fornire servizi e mantenere pulito e fruibile l’arenile. Quano non vi fanno entrare nello stabilimento per andare al mare, o vogliono farvi pagare il biglietto, oppure vi proibiscono di stazionare temporaneamente per fare un bagno sulla battigia antistante l’area compresa nella concessione, anche non possedete oggetti strumentali alla balneazione
se non il semplice telo da mare. Avete il diritto di entrare gratuitamente, raggiungere il mare per la via più breve o quella che vi indicheranno, e decidere se fare il bagno posando i vostri indumenti, prendere il sole, purché non intralciate il passaggio dei mezzi di soccorso o il passaggio di altri, o se non desiderate fare un bagno, potete passeggiare lungo
battigia. Battigia che dovrebbe essere larga almeno 5 metri. (Art. 1, comma 251, legge 296/2006). In Campania, la normativa stabilisce che i comuni costieri  redigano un piano attutivo volto regolare l’assegnazione di nuove concessioni. Viene stabilito inoltre che venga garantito il mantenimento di almeno il 20% di aree di libera e gratuita degli arenili e il 20% delle altre superfici demaniali utilizzabili a fini di balneazione. Eppure come segnalato dal WWF questa disposizione non viene quasi mai rispettata, le spiagge pubbliche praticamente non esistono più dato che tutti
gli arenili sono stati dati negli anni passati in concessione ai privati.Come difendersi?  Segnalare gli abusi alla Capitaneria di Porto o ai Vigili Urbani chiedere l’intervento della Guardia di Finanza quando non vi rilasciano lo scontrino fiscale senza escludere il comune di appartenza.

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