La lotta tra l’uomo e le fiamme continua sul Vesuvio, da circa 24 ore. La situazione è diventata un’emergenza nazionale. Un’alba gialla, pioggia di cenere ha accolto questo caldo mercoledì di Luglio. L’incendio si è propagato fino a Trecase, evacuati alcuni residenti a Boscoreale, Ercolano e Torre del Greco. Una calamità che stà mettendo a dura prova tutto il territorio dell’area circostante. Il personale antincendio opera in una catastrofe ambientale affinché, lì dove i danni sono incommensurabile, nessuna vita umana venga coinvolta. Il Sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, chiede aiuto a Roma e alla Protezione Civile Nazionale, perchè le squadre di uomini impegnate, non riescono più a far fronte a quello che si può definire, un inferno. Lo Stato è assente, 12 Canadair non bastano a contrastare le emergenze, sopratutto come ieri, quando su tutto il territorio campano erano attivi 100 focolai ma a bruciare era anche la Sicilia e altre regioni. Il Sindaco Vincenzo Catapano, guida della città di San Giuseppe Vesuviano, ha firmato un’ ordinanza nella quale invita i cittadini a tenere gli infissi chiusi, le attività commerciali, le industrie e ad uscire dalle abitazioni solo per estrema necessità. Inoltre, tutte le strade di collegamento tra via Zabatta ed il Monte Somma sono state chiuse al transito per facilitare l’accesso dei mezzi di soccorso. Intanto emergono i primi dettagli, indizi che confermerebbero la natura dolosa dei roghi. I carabinieri forestali hanno individuato otto inneschi differenti, tutti partiti nello stesso momento, tutti in zone impervie, irraggiungibili. Piromani che conoscono la montagna si sarebbero addentrati nei boschi, in zone dove lo spegnimento sarebbe risultato impossibile. Macabro dettaglio. secondo fonti non confermate, la scoperta che per innescare le fiamme sarebbero stati presi dei gatti, cosparsi di benzina e dati alle fiamme.
Animali che tra atroci sofferente, sono scappati come torce in un inutile fuga, portandoli inevitabilmente verso la morte e con loro quello di un interno territorio, diventato oggi il simbolo dell’Italia che brucia.




















