martedì, 18 Gennaio 2022

I titolari dei bar saranno forse entrambi vittime di norme sbagliate che regolano l’apertura di attività? Riflessioni sul Decreto Bersani, per tanti la legge ammazza – commercio

Ieri in via Alcide De Gasperi è andata in scena una tragedia come tante che quotidianamente se ne consumano in Italia: un dramma vissuto dai protagonisti Alessandro e Pasquale; entrambi, loro malgrado, vittime di una società dove il lavoro non c’è, dove le città sono diventate una giungla di negozi tutti uguali (aperti l’uno vicino all’altra con la medesima merce in vetrina), con la speranza che anche un centesimo in meno sul prodotto attiri i potenziali clienti. Noi cittadini rappresentiamo in questa giungla, le liane; i titolari di esercizi commerciali, si aggrappano speranzosi ai cittadini potenziali clienti per guadagnarsi dignitosamente da vivere, ma non è facile…Alessandro e Pasquale hanno aperto a distanza di pochi mesi un bar, nella stessa strada, sullo stesso marciapiede. Qui è entrato in gioco tutto; la concorrenza, la corsa al caffè migliore, le conoscenze, fino all’epilogo di ieri con Alessandro che sferra una coltellata a Pasquale al culmine di una lite nata per motivi concorrenziali legati alle attività. Due uomini vittime del “Decreto Bersani”. una vera e propria legge ammazza – commercio;

Prima per aprire un’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande bisognava attenersi alle norme dettate dagli art. 3  della legge 287/91, e 2 della legge n.25/96. Secondo questa normativa le licenze avrebbero dovuto essere concesse dai sindaci e, su conforme parere da parte delle Commissioni Provinciali per i pubblici esercizi, previa fissazione di un parametro numerico (cd. contingentamento numerico delle licenze). Con la legge 248/2006 (cd. Decreto Bersani) e la successiva circolare del Ministero dello Sviluppo Economico n.3635/C,  emessa il 6 maggio 2010 in ottemperanza a quanto previsto dal D. L. n.59 del 26 marzo 2010, a decorrere dall’8 maggio 2010 nessun Comune potrà fissare parametri in base ai quali determinare quanti bar e ristoranti possono essere aperti sul territorio. Gli unici limiti ammissibili riguarderanno la struttura (destinazione d’uso e metri quadri) ed, ovviamente, il possesso dei requisiti soggettivi per l’esercizio di attività di somministrazione di alimenti e bevande.  Risultato?  L’avvio effettivo della nuove attività di somministrazione potrà essere effettuato liberamente decorsi trenta giorni dalla presentazione di una Dichiarazione di Inizio di Attività.

 

 

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