L’inchiesta condotta da circa due anni, attraverso le indagini del nucleo tributario della Guardia di Finanza, portarono alla luce la clamorosa truffa messa in atto da docenti universitari della sede di Fisciano, perpetrata ai danni dello Stato, Unione Europea e Regione Campania in tema di fondi europei. Nella rete della giustizia finirono docenti della Facoltà di Ingegneria e di Informatica, dipendenti amministrativi dell’Ateneo, commercialisti e rappresentanti delle società. Per il procuratore Rocco Alfano l’organizzazione avrebbe incassato denaro presentando rendicontazioni fasulle; un sistema che avrebbe fruttato, ai dodici indagati, circa 1 milione e mezzo di euro. Tra loro risulterebbe Ciro D’Apice, 50 anni, di Castellammare di Stabia; professore dell’ateneo salernitano alla facoltà di Ingegneria dell’Informazione Elettrica e Matematica Applicata.
Oggi nell’ambito della stessa inchiesta, il suo nome torna alla ribalta della cronaca a monte di un avviso di conclusione di indagini preliminari da parte della procura della Repubblica di Nocera Inferiore perchè accusato di peculato. Il D’Apice, avrebbe utilizzato cellulari iPhone 6 destinati alla didattica per individuare metodi e App che si integravano nell’attività della stessa per scopi personali, inserendo la propria sim card all’interno del dispositivo mobile.

La tendenza a regolamentare l’uso delle dotazioni di servizio nei diversi contesti lavorativi è sempre più marcata. L’utilizzo di dispositivi mobili in ufficio o sul lavoro, per scopi che esulino le attività lavorative, può non sembrare un reato ma di fatto lo è, perchè non solo punibile con il licenziamento del soggetto che viola le norme ma va a compromettere il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente creando danni di natura diversa anche a discapito di lui stesso.



















