Otto misure cautelari: due in carcere, 3 ai domiciliari e 3 obblighi di firma per la banda dedita alla contraffazione di banconote false e documenti. I provvedimenti eseguiti dalla Guardia di Finanza di Napoli e il Nucleo Speciale Polizia Valutaria di Roma in un inchiesta partita dalla Procura di Torre Annunziata. Tre elementi farebbero parte tutti della stessa famiglia di Carmine Guerriero, informatico di Castellammare di Stabia ideatore della truffa. Dalla città delle acque partivano le banconote, quasi perfette, inserite all’interno di libri svuotati e spedite in tutta Europa- Spagna, Portogallo, Olanda, Svezia, Lituania, Slovenia, Austria – come comuni pacchi postali.
Denaro riciclato con il bitcoin, ovvero la moneta virtuale utilizzata principalmente online e senza l’intermediazione di banche o istituti centrali. Una mente geniale quella di Guerriero: mentire, raggirare, rubare, ripetere l’operazione. Una regia che ha visto coinvolte oltre alla mamma e due sorelle dell’arrestato: il complice Salvatore e Rosa Caldarelli di Terzigno, Elisa Capodarco, e Raffaele Citro. Irreperibile risulta un’altro indagato:Vincenzo Fontanella di Gragnano.




















