L’omicidio Tommasino non fu un delitto di camorra. Il consigliere comunale Pd di Castellammare, trucidato il 3 febbraio 2009 sotto gli occhi del figlio allora 12enne, non venne ucciso su volere del clan D’Alessandro. Clamorosa sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio gli ergastoli che i due killer Catello Romano e Renato Cavaliere, esecutore materiale e recentemente pentito, hanno incassato in primo e in secondo grado. L’aspetto più eclatante della decisione della Suprema Corte non riguarda tanto la pena in sè, che dovrà essere ricalcolata dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli (in diversa composizione rispetto al giudizio di secondo grado) quanto le aggravanti che sono state cancellate.
E’ caduta, infatti, l’aggravante di tipo camorristico, quella contestata attraverso il famigerato articolo 7. Il delitto del politico non fu un fatto di camorra, come da tempo ripete il difensore di Catello Romano, l’avvocato Francesco Schettino. Per capire come e perché gli “ermellini” hanno deciso in questo senso occorrerà attendere le motivazioni della sentenza. I giudici della Suprema Corte non hanno fissato un termine entro cui verranno depositate. Ma un dato è certo: la storia di quel delitto va riscritta. E un contributo fondamentale potrà darlo il nuovo pentito della camorra stabiese, che materialmente sparò contro il politico: Renato Cavaliere.

Fonte Metropolisweb.it




















