Castellammare di Stabia. Licenziamenti, tentativi di ricorso e cortei di protesta. Ma un altro incubo aleggia sul futuro delle terme all’indomani del rigetto del piano di concordato e del conseguente fallimento della partecipata Terme di Stabia: l’assalto di ladri e teppisti nelle strutture già da tempo nel mirino con danni per centinaia di migliaia di euro. E in città si moltiplicano la rabbia e le reazioni. Qual è il futuro del termalismo a Castellammare? Bisogna prendere in considerazione diverse ipotesi. La prima riguarda i dipendenti e a parlarne è stato il vicecapo delegazione del Pd al Parlamento europeo, Massimo Paolucci: «Il rilancio del complesso termale potrebbe, per esempio, in sinergia con i nuovi percorsi turistici previsti nella ‘buffer zone’ del Grande Progetto Pompei, trovare nuovi sbocchi». Un’altra ipotesi riguarda il futuro degli stabilimenti. Fallita la società che gestiva la struttura delle Nuove Terme di Stabia, il complesso resta comunque di proprietà di Sint, municipalizzata che detiene il patrimonio immobiliare termale. Le Antiche Terme, invece, sono di proprietà comunale. Il Comune potrebbe ricercare, attraverso manifestazione d’interesse o bando pubblico, un soggetto o più soggetti privati che gestiscano le due strutture.
«La gara – ha detto Cuomo – verrà predisposta tenendo presenti le disposizioni dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) e la tutela dei lavoratori. Gli imprenditori interessati, senza vincoli di numero, dovranno assumere gli ex lavoratori che cercheremo di far rientrare in un’area di crisi». Per il complesso antico di piazza Amendola c’è già sul tavolo una proposta presentata dall’associazione di imprenditori stabiesi «Ars Nova» che il sindaco ha però rigettato. Nel frattempo i due stabilimenti dovrebbero essere tutelati in maniera adeguata: negli ultimi anni, invece, è accaduto che le strutture pubbliche hanno subito danni per centinaia di migliaia di euro causati da furti e vandalismi. Terza ipotesi: l’amministrazione fa ricorso contro il fallimento annullandolo. «Presenteremo reclamo al decreto», ha annunciato Cuomo. Il provvedimento del Tribunale Fallimentare di Torre Annunziata, però, lascerebbe stretti margini di manovra: il giudice ha sottolineato la «non fattibilità giuridica» del piano oltre al fatto che i «sì» dei creditori non hanno raggiunto la quota necessaria per essere approvato. Ma il fallimento ha creato e continuerà a creare anche altri effetti. Come prima cosa potrebbe esserci una crisi politica e il consiglio comunale di lunedì prossimo sul Bilancio metterà Cuomo alla prova. L’affidamento temporaneo delle Nuove Terme, che la Centro Laser srl si era aggiudicata tramite bando pubblico, è venuto meno e la stessa ditta ieri avrebbe avviato le procedure per il licenziamento degli ex dipendenti di Terme. C’è ancora il sindaco da un lato che ha già scritto alla Prefettura per chiedere un tavolo urgente con Regione e organizzazioni sindacali; ci sono i sindacati dall’altro lato che stanno preparando azioni di protesta. «Quello che mi chiedo – ha detto Cuomo – è perché protestare per il fallimento quando molti lavoratori-creditori hanno votato ‘no’ al concordato per circa 800mila euro?».

I sindacati stanno valutando azioni di protesta per le prossime ore. «Sono convinto che dietro tutto ciò ci sia una regia occulta – dice Filippo Criscuolo della Filcams-Cgil – una strategia dei poteri forti per liberare l’azienda dai lavoratori». «Come avevamo già detto in più occasioni – commenta Salvatore Suarato della Fisascat-Cisl – il giudice ha sottolineato che il Comune è responsabile al cento per cento di Terme e deve prenderne atto». «Il sindaco e l’amministrazione tutta hanno fatto un errore madornale», aggiunge Salvatore Esposito della Uil Tucs-Uil. «Voglio fare i miei complimenti al sindaco Cuomo – afferma Luigi Natale della Uil Tucs-Uil – perché ha mantenuto la parola data tempo fa: «Le terme si devono dare libere al privato che verrà e ci è riuscito». Felice Celoro di Fesica-Confsal chiede che «la Procura intervenga quanto prima per fare chiarezza sull’intera vicenda».
(Francesco Ferrigno – Il Mattino)



















