Le lettere di licenziamento sono partite ieri mattina. Tre operai su quattro dello stabilimento Fincantieri di via Caio Duilio, indagati per estorsione ai danni di ditte esterne, non saranno più al servizio dell’azienda. Il provvedimento disciplinare, in linea con il contratto collettivo, è tranciante. E così i vertici di Fincantieri hanno voluto dare un segnale esemplare, «anche per tutelare e salvaguardare il marchio e, soprattutto, i tanti lavoratori che svolgono ogni giorno il proprio compito con passione e professionalità». Si è conclusa così l’inchiesta interna, dopo l’attività della magistratura concentrata sull’accertamento di diversi episodi di tentata estorsione. Il sospetto, che vedrebbe comunque Fincantieri vittima dell’operato di alcuni lavoratori, è quello di un «sistema» anomalo, che costringerebbe alcune ditte d’appalto a pagare delle rette per lavorare nel cantiere stabiese. Tutto sarebbe partito dalle denunce fatte dalle vittime e dalla stessa azienda. Nelle scorse settimane le forze dell’ordine si sono recate nello stabilimento stabiese, al fine di sentire alcuni operai come «persone informate sui fatti» e acquisire alcuni atti per accelerare l’iter delle indagini. I nomi dei tre operai licenziati non sono stati resi noti. Tuttavia, secondo indiscrezioni, si tratterebbe di due sindacalisti e di un guardiano, tutti di Castellammare. «Anche per rispetto dell’attività dei magistrati preferiamo non commentare la vicenda», fanno sapere dall’ufficio stampa di Fincantieri. «Ci teniamo tuttavia a ribadire la grande fiducia riposta nel cantiere di Castellammare – continuano – tra i più all’avanguardia d’Italia». Ieri pomeriggio sono arrivate intanto le prime reazioni da parte delle organizzazioni sindacali di categoria. «Abbiamo grande fiducia nell’operato della magistratura – afferma Matteo Vitagliano, responsabile Cisl dell’area torrese-stabiese – Siamo amareggiati per questa vicenda e speriamo che quanto prima venga fatta piena luce. Allo stesso modo – continua – ci teniamo a ribadire che questo polverone non compromette in maniera assoluta l’ottimo lavoro di tanti giovani e delle vecchie maestranze che, con l’impegno e la professionalità di sempre, hanno trasformato il cantiere di Castellammare in un vero e proprio fiore all’occhiello dell’azienda. Il nostro auspicio – conclude Vitagliano – è che quanto prima l’arrivo di nuove commesse possa sconfiggere ogni forma di malaffare. E speriamo quanto prima di tornare a parlare di navi, traghetti e bacino di costruzione, per tutelare non solo i lavoratori diretti di Fincantieri, ma anche gli operai dell’indotto». Le indagini intanto vanno avanti a passo spedito. La magistratura starebbe ricostruendo diversi episodi di tentata estorsione, con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili ad un’indagine sicuramente complessa, che getta ombre sul simbolo del lavoro a Castellammare. E tutto certamente non per colpa dell’azienda che, invece, sembra aver puntato proprio su Stabia. A giugno, infatti, il cantiere ha varato il primo traghetto ecologico del Nord America, realizzato per la Sociètè red traversiers du Quèbec, compagnia canadese per il trasporto di passeggeri. Nei mesi successivi, invece, si è provveduto all’allestimento della nave in attesa di nuove commesse. Ancora, i vertici dell’azienda ad ottobre hanno annunciato l’arrivo a Castellammare di un troncone di una nave in lavorazione allo stabilimento veneto di Marghera. Ciò garantirebbe un altro anno di lavoro, scongiurando così il ritorno alla cassa integrazione per gli operai Fincantieri. Senza dimenticare che, in ballo, ci sono anche dei lavori per la Marina Militare. (Francesco Fusco – Il Mattino)



















