ph.La Presse
Castellammare di Stabia. Frode sportiva: Franco Manniello vuole il processo. Il presidente della Juve Stabia ha ritirato la richiesta di affidamento ai servizi sociali come strada alternativa al dibattimento in aula. E’ la novità più importante arrivata ieri dal processo “Golden Gol 2”, che si sta celebrando davanti al Tribunale di Torre Annunziata. L’accusa per Manniello è di aver offerto 50mila euro ai calciatori per truccare il derby del 5 aprile 2009 tra Sorrento e Juve Stabia, segnato dalla “papera” del portiere del Sorrento Spadavecchia che portò allo 0-1 per i gialloblè. Secondo la ricostruzione dell’accusa dietro al derby truccato c’erano gli interessi del clan D’Alessandro che avrebbe lucrato attraverso le scommesse “sicure” su una partita di cui avrebbe già conosciuto l’esito. Manniello ha sempre rigettato con veemenza l’accusa contestata dalla Dda di Napoli: sin da quando ebbe notizia dell’avviso di garanzia ha sostenuto di non essere neanche andato a vederla quella partita. Il patron delle Vespe è stato l’unico a scegliere il rito ordinario. Gli altri imputati che condividevano la stessa accusa avevano optato per il rito abbreviato. Per loro quest’estate è arrivato il verdetto di primo grado. Il gup Roberto D’Auria li ha riconosciuti responsabili della combine, escludendo l’aggravante di aver agito per favorire un clan di camorra e comminando pene assai più lievi rispetto a quelle invocate dall’accusa: 8 mesi per Michele Scannapieco, un anno e otto mesi (tutti con la sospensione condizionale della pena) per l’ex ds Roberto Amodio e Francesco di Paola Avallone condannati anche per l’episodio delle minacce ai giocatori. L’esclusione dell’aggravante camorristica nel verdetto che riguarda i coimputati giudicati in abbreviato è un asso nella manica per la difesa di Manniello. Nel processo con rito ordinario è imputato anche Michele Cavociello, accusato di aver riciclato soldi del clan attraverso l’agenzia Intralot di Pimonte. I coimputati in abbreviato sono stati assolti dalla stessa accusa. Ritornando a Manniello, la richiesta dell’affidamento ai servizi sociali era arrivata nella precedente udienza celebrata la scorsa primavera, quando la legge invocata dalla difesa era stata sì approvata dal Governo e pubblicata in Gazzetta, ma non era ancora entrata in vigore (lo avrebbe fatto il 17 maggio). Il giudice si era preso tempo e ieri si sarebbe dovuta sciogliere la riserva. Dubbio risolto dallo stesso Manniello che ha ritirato la richiesta. Dall’udienza nessun altra novità: i testimoni chiamati a deporre dalla pubblica accusa non si sono presentati e, dunque, il processo è stato aggiornato. Prossimo appuntamento in aula a febbraio.(Alessandra Staiano – Metropolis)



















