CASTELLAMMARE «C’è stato un clamoroso aumento delle richieste di pacchi alimentari a Castellammare, segno che i nuovi poveri sono in aumento rispetto ad appena un anno fa». A parlare è Antononio Coppola, responsabile territoriale della Croce Rossa. Rispetto al 2013, c’è il 20% in più di famiglie che hanno fatto richiesta ai servizi sociali di un fondo di assistenza o di pacchi alimentari: «Sono centocinquanta i pacchi che cercheremo di offrire alle famiglie in vista delle festività natalizie stesse cifre anche per la Caritas e per i sindacati, che in occasione delle festività fanno molta beneficenza, mentre altre 300 famiglie sono assistite da associazione di volontariato legate alle parrocchie. E così si arriva ad una cifra tonda di mille famiglie, che poi diventano 4mila persone». Che, detto senza particolari remore, non «riescono a mettere il piatto a tavola».
Eppure non siamo ad Accra, siamo in Italia, in una delle cittadine più facoltose della provincia sud di Napoli, dove la middle class si è divisa in due fazioni: chi si è arricchito e chi invece è caduto in disgrazia. Chi sono allora nuovi poveri? «Secondo l’Istat nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). In scala Castellammare è un indicatore preciso della crisi nazionale, perchè come sostenuto anche dalla Croce Rossa quest’anno c’è stato un aumento delle richieste di aiuto fatte ai nostri uffici», sostiene Antonio Poziello, assessore alle politiche sociali, che proprio ieri mattina ha incontrato i rappresentanti territoriali dei sindacati confederali per la firma di un patto di ricollocazione a favore di centinaia di operai senza lavoro, in cassa integrazione o prossimi al licenziamento. «Uno strumento preso in prestito dal governo Monti per tentare di ridurre questa forbice almeno entro i prossimi due anni. Sono previsti forti sgravi delle aziende che assumono lavoratori usciti da unità produttive in crisi, insieme ai Comuni si possono trovare soluzioni tampone», confermano i sindacati, che si sono rivolti proprio a Poziello in qualità di esperto di politiche del lavoro: «E’ inutile rivangare ogni volta i numeri del collasso, ma è logico che la crisi del lavoro va ad incidere anche su tutte le altre attività produttive del territorio, perchè se non circola denaro si impoverisce anche quella classe media rappresentata da commercianti e artigiani che negli ultimi anni sono passati nella schiera di chi non ce la fa a fine mese», spiega Matteo Vitagliano della Cisl. Castellammare è una città che negli ultimi due o tre anni ha chiuso i battenti: sono infatti una quarantina i negozi che hanno dovuto cessare l’attività o vendere gli immobili.

ROCCO TRAISCI




















