«Quando ho rischiato di perdere la mia attività per colpa della crisi mi sono rivolto agli strozzini, per chiedere un po’ di liquidità. Non credevo che la situazione potesse peggiorare, ero stanco e ho deciso di denunciare i miei aguzzini». E’ questo il succo della denuncia effettuata da un commerciante stabiese, caduto nella morsa di debiti milionari per mantenere in vita la sua attività.
E da cui è nata una nuova inchiesta penale nei confronti di due persone. Per una di queste Virginia Vanacore 60 anni, la procura di Torre Annunziata ha chiesto il rinvio a giudizio (il genero, Marco Cimmino, potrebbe uscire presto dall’inchiesta non essendoci al momento gravi indizi di colpevolezza).
«Tutto è cominciato nel ‘96 quando avevo avuto bisogno di 5 milioni di lire per il matrimonio di una figlia, da allora è iniziato il mio incubo»

Un incubo che i carabinieri hanno quantificato in migliaia e migliaia di euro. L’uomo era stato costretto a pagare interessi sempre più alti. I carabinieri hanno accertato anche altri casi, altre vittime di usura alle quali venivano chiesti interessi mensili pari al 20% delle somme prestate. Virginia Vanacore aveva un’agenda sulla quale sono annotate cifre e nominativi riconducibili a persone sottoposte a usura.
Non era, non può essere e non sarà mai un’attività autonoma. L’attività prestasoldi – antica pratica criminale anche a Castellammare – ha spesso collegamenti con le organizzazioni camorristiche locali. L’inchiesta infatti è ancora viva e punta proprio a rilevare eventuali coinvolgimenti di clan anche in questa vicenda.
Da recenti indagini, culminate con altri arresti di personaggi legati alla potente cosca dei D’Alessandro – inteso come ‘sistema criminale’ non solo come famiglia – è emerso che i clan finanziano l’attività dei propri uomini di fiducia, chiedendo un interesse allo strozzino stesso. Come anche i Cesarano e una decina di indagati che dovranno rispondere anche di reati legati all’usura.
Articolo di Rocco Traisci – https://www.metropolisweb.it/





















