Castellammare di Stabia. Droga-shop nel centro antico. Arrestato Rotondale: da casa calava il crac con il paniere

FONTE: METROPOLIS  di Alessandra Staiano 

Castellammare di Stabia. Il mezzo di comunicazione scelto per lo scambio era quello più classico possibile da trovare in un quartiere popolare tra Napoli e dintorni. Il “paniere” funzionava per far salire i soldi e far scendere le dosi di cocaina da fumare, il cosiddetto crac, droga assai diffusa non solo tra i più giovani. Il cliente si fermava, dava un fischio. Dal balcone, una breve contrattazione. E poi, lo scambio. Come fosse la spesa da far salire e consegnata dal garzone di turno. La scena si è ripetuta una dozzina di volte nella notte tra sabato e domenica.

Ad osservarla c’erano i carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Castellammare di Stabia, agli ordini del maggiore Gennaro Cassese e del tenente Carlo Santarpia, impegnati in un servizio di osservazione per contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Il balcone da cui saliva e scendeva il paniere, carico una volta di soldi e, l’altra, di ‘crac’, era quello di Salvatore Rotondale, 55 anni, alias “topolino”, un volto più che noto alle forze dell’ordine per i suoi numerosi precedenti. E’ finito in manette con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti.

Ora è in una cella del carcere di Poggioreale, dopo che ieri mattina il giudice del Tribunale di Torre Annunziata ha convalidato il fermo operato nella notte precedente dai carabinieri. Non meraviglia che la zona prescelta dai militari dell’Arma sia stata il centro antico: negli ultimi mesi si stanno succedendo numerosi gli arresti sempre per spaccio di sostanze stupefacenti.

Le strette vie e i vicoli del cuore storico della città sono sempre più spesso trasformate in piazze di spaccio: dai pusher di via Licerta arrestati a cavallo delle festività del 25 aprile e del primo maggio all’intera famiglia che venne sorpresa nella casa trasformata in un vero e proprio laboratorio per il confezionamento delle dosi e che non aveva esitato a utilizzare una ragazzina di 13 anni per portare la droga ai clienti in strada.

Nella borsetta i carabinieri le trovarono addirittura 150 bustine di marijuana. Lo spaccio, insomma, è un’attività sempre esistita in questa zona, certo, ma che negli ultimi tempi sembra stia sopravanzando lo “storico” Savorito. Differenti, però, appaiono comunque le modalità: se tra le palazzine popolari della periferia nord della città i pusher stanno sempre in strada (magari nascondendo le dosi nelle parti comuni dei condomini in modo da rendere difficile la riconducibilità della “roba” a una persona precisa), nel centro antico invece sono diversi gli appartamenti adibiti a veri e propri droga-shop. Con i pusher che si possono permettere il lusso di restare in pantofole, visto che i clienti li raggiungono a casa. A Salvatore Rotondale bastava affacciarsi al balcone e calare il paniere.

L’altra notte i carabinieri hanno fermato diversi acquirenti e gli hanno trovato il crac addosso, nonostante qualcuno avesse pensato di nasconderselo negli slip. Intorno alle 3 di notte è scattato il vero e proprio blitz nell’appartamento di via Gesù. Chi era all’interno non ha voluto aprire, tant’è che si è reso necessario sfondare la porta. I carabinieri hanno trovato la moglie di Salvatore Rotondale in bagno: in una mano aveva 1.100 euro (che gli investigatori ritengono provento dell’attività illecita) mentre con l’altra aveva buttato nel w.c. un bel po’ di dosi di cocaina di fumo. Qualche traccia, comunque, era rimasta. Abbastanza per far scattare il fermo nei confronti di “topolino”, poi convalidato dal gip. La famiglia Rotondale è nota alle cronache sempre per reati legati alle sostanze stupefacenti.

Salvatore è il padre di Adriana Rotondale, la lady marijuana il cui appartamento in via Santa Caterina è stato confiscato e trasformato in un centro di accoglienza per migranti, e di Umberto Rotondale, che nel 2008 venne gambizzato in piazza Fontana Grande e, nel febbraio 2012, mentre era già detenuto fu destinatario di un’altra ordinanza di custodia cautelare sempre per droga.

Quella operazione dei carabinieri vedeva coinvolta anche la famiglia Vitale del centro antico (nota come ‘mariuoli’) e fu chiamata “Mickey Mouse” proprio dal soprannome della famiglia Rotondale.

(Alessandra Staiano – Metropolis)

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