venerdì, 23 Aprile 2021

C.mare di Stabia, Il Sindaco cancella il post di accusa all’edicolante

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La vicenda del caso dell’edicolante positiva al Covid 19, sorpresa a lavorare nel suo negozio, all’interno della Ferrovia dello Stato in piazza Matteotti, ha scatenato in rete un vero e proprio processo che difficilmente potrà essere dimenticato dalla donna. Gli agenti hanno contestato alla giornalaia la condotta illecita, successivamente si dovrà valutare il profilo penale a carico della stessa.

Dunque, quello che è illegale va perseguito, ma non è compito del cittadino, ne del Sindaco, lo farà semmai la GIUSTIZIA.

Il triste fenomeno della caccia all’untore ha esposto la donna, come era prevedibile, alla gogna mediatica. La stampa, i social network diventano in un attimo  palcoscenici sia per celebrare successi che per distruggere la reputazione e infamare soggetti deboli. La bufera social è stata alimentata dallo stesso primo cittadino di Castellammare di Stabia con un messaggio indignato postando su Facebook, allegando la foto dell’edicola, il nome della strada, e denunciando l’accaduto con l’invito a tutti coloro che hanno frequentato il negozio a sottoporsi immediatamente al tampone. Il post successivamente è stato rimosso.

Oltre a ledere l’altrui reputazione, personale, morale, sociale, professionale, della donna ha alimentato centinai di commenti oltraggiosi. Un processo mediatico biasimevole che ci porta indietro di quattrocento anni, quando Alessandro Manzoni in “Storia della colonna infame”, un’appendice del romanzo i “Promessi Sposi”, racconta di una Milano flagellata dalla peste, in cui la caccia all’untore sembrava essere l’unica soluzione all’epidemia.

Sulla vicenda è intervenuto anche il coordinamento Scuole Aperte: «Condanniamo fermamente la pubblica gogna che è una prassi medievale – scrivono sui social – saranno le autorità competenti ad occuparsi dell’edicolante che non ha rispettato la quarantena, mettendo in pericolo la cittadinanza. Nonostante il Covid abbia messo in subbuglio la nostra vita e, spesso e volentieri, ci abbia anche sottratto dei Diritti Fondamentali. Nutriamo ancora la speranza di vivere in un Paese Civile».

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