venerdì, 23 Aprile 2021

Campania, parrucchieri e barbieri aperti solo per pagare le tasse : “Lo Stato ci ha condannati”.

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L’ultimo Decreto Governativo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte consente a parrucchieri e barbieri di tenere aperte le attività. Una scelta non condivisa dagli artigiani del settore che lamentano perdite ingenti e chiedono agevolazioni sui contributi, chiarimenti sugli spostamenti dei clienti, controlli su chi esercita la professione abusivamente a domicilio. Il primo lockdown ha costretto i titolari ad abbassare le serrande, stavolta malgrado la Campania è stata dichiarata zona rossa, i negozi restano aperti, ma in pratica vuoti. “Ci sono ancora oggi saloni che lavorano con il 70% dei clienti in meno, rispetto a quello che lavorano prima, dichiara Giuseppe Piras, Presidente dell’Associazione “Stamm a cas”, ai microfoni di Giuseppe De Caro inviato del Tg 3 Campania, quello che chiediamo è un ribasso totale e indicizzato delle tasse nonchè un rinvio dei sei mesi o un eliminazione totale di alcune tasse”.

Il Dpcm analizzato nei fatti è contradittorio, agevola l’apertura di gran parte dei negozi senza tener conto dell’aggravio fiscale, delle spese per il personale ma soprattutto senza tener conto che la gente, limitata negli spostamenti, è poco propensa a recarsi dai parrucchieri o dai barbieri, dove oltretutto all’interno dei locali è garantito il rispetto delle norme di sicurezza. Tutto questo a vantaggio dell’abusivismo che come una mina vagante è un potenziale portatore del virus, complici i clienti. Una falla, l’ennesima in questa guerra contro il nemico invisibile, che miete quotidianamente vittime silenziose.

Si stima che entro il 31 Dicembre  novantamila imprese sono pronte a chiudere. Negozi, bar, ristoranti, ma anche alberghi e bed& breakfast piegati dalla crisi economica provocata dal Covid hanno deciso di mettere una data di conclusione alla propria attività alcuni già lo hanno fatto senza aspettare neanche la fine dell’autunno. Catacombe alimentate da un’ emorragia di posti di lavoro, che potrebbe ulteriormente aggravarsi con le misure che si stanno adottando in questi ultimi giorni a livello territoriale per fronteggiare l’emergenza sanitaria.

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