Cattedrale  castellammare

CASTELLAMMARE DI STABIA : LA CATTEDRALE – CHIESA DI MARIA SS. ASSUNTA E S.CATELLO

L’attuale struttura fu edificata a partire dal 1587, mentre l’aspetto definitiva, che oggi visibile, è da ricondurre ai lavori di ampliamento eseguiti su progetto dell’architetto Giovanni Rispoli, consegnati nel 1893.

Il duomo sorge su un’area attigua alla strada tra Nocera e Stabiae, ripristinata nel 121 d.C. dall’imperatore Adriano. Sulla cenere indurita, dove si ergevano tombe e monumenti funebri, sorse l’area christianorum Stabiensis(un cimitero a cielo aperto). Negli anni 1875-79 furono scoperti dei sepolcri, soglie di abitazioni e l’entrata di un’officina coriarorum.
La precedente chiesa, che presentava l’ingresso sulla piazza Quartuccio, fu fortemente danneggiata dal terremoto nel dicembre 1456, tanto da rendere necessaria la riedificazione. La costruzione iniziò nel 1587 su progetto dell’architetto Pietro Antonio de Sanctis; il vescovo Ludovico Maiorano, pose la prima pietra il 22 novembre 1587. I lavori terminarono solo nel 1643, ma mancavano ancora importanti elementi. L”atrio fu costruito nel 1713. Nel 1774 si decise di ristrutturare anche il campanile, ma il vescovo si oppose perché avrebbe dovuto cedere pochi metri di terreno; nel 1782, il consiglio comunale decise di costruire un nuovo campanile sul suolo comunale. I lavori per la cappella di San Catello, vennero iniziati nel 1875 e si conclusero nel 1893, quando il vescovo Vincenzo Sarnelli consacrò definitivamente la cattedrale. Nella serie di lavori iniziati nel 1875 mons. Petagna diede inizio anche alla costruzione del presbiterio e della crociera; nell’abside fu sistemato il coro ligneo proveniente dal Monastero della Pace. Oggi il duomo appare in tutta la sua maestosità: il grande tempio si articola a croce latina, con tre navate e cinque cappelle per lato. La crociera, oltre all’altare maggiore apre ad altre due cappelle per lato e presenta due altari agli estremi. La facciata è caratterizzata da tre archi che poggiano su quattro pilastri a formare un ampio atrio. Le tre porte bronzee (1983 sono opera di Antonio Berti, scultore fiorentino.
All’interno si può ammirare una grande quantità di opere di notevole interesse artistico. Tra le testimonianze pittoriche sono da menzionare tre dipinti della bottega del Ribera e una preziosa copia di un’opera del Caravaggio, quadri di Vincenzo da Forlì, Giovan Battista Spinelli, Nunzio Rossi, Giuseppe Marullo, Giuseppe Bonito e Giacinto Diano.
Tra le opere scultoree sono da segnalare un ciborio marmoreo (1518), attribuito a Andrea da Fiesole e la statua diSan Michele -Arcangelo del Faito – (sec. XV-XVI), attribuito alla bottega di Francesco Laurana.
Nella cappella di San Catello, oltre alla statua del patrono cittadino, risalente al 1609, si ammira il sarcofago, detto del Buon Pastore, proveniente dalla citata area christianorum, databile tra il III e il IV secolo. Durante il periodo natalizio è allestito un bellissimo presepe, composto da pastori (a grandezza naturale), realizzati tra il XVII secolo e il 1910.

Presepio monumentale del duomo

 Questo presepe è un capolavoro dell’arte sacra, composto da circa ottanta elementi databili tra il XVII e i primi anni del XX secolo. I personaggi sono decorati con pitture policrome e rivestiti da pregiate sete e tessuti antichi di influenza settecentesca. 
La caratteristica di questa collezione è costituita dalle grandi dimensioni dei “pastori”, dai settanta centimetri a quasi un metro e mezzo: statue bellissime, molto espressive, con busto in stoppa e arti in legno intagliato. Il sacerdote Francesco Saverio Petagna (1812-1878) possedeva diversi pastori, realizzati da valenti madonnari napoletani. Questo sunto storico trova riscontro negli studi di Gennaro Borrelli, da cui si ricava che attorno al 1840 il sacerdote Francesco Petagna faceva plasmare una Vecchia di 140 centimetri alla bottega dei fratelli Giuseppe e Francesco Verzella per il presepe che allestiva nella chiesa di San Ferdinando a Napoli. In conseguenza della nomina del sacerdote a vescovo della città (20 gennaio 1850) la collezione giunse a Castellammare. Sembra che la raccolta iniziale non fosse interamente di proprietà del Petagna, che dovette dividere la collezione in due parti: quanto oggi è superstite del gruppo dei pastori rimasti a Napoli sarebbero alcune statue presenti nel presepe della sacrestia del Gesù Vecchio. Il vescovo volle, poi, commissionare un gran numero di pastori per completare le scene e aggiungere personaggi alla raccolta iniziale. Certamente molti pastori sono riconducibili alla citata bottega dei Verzella, che operava a Napoli in un laboratorio accanto alla chiesa di San Nicola del Pozzo, nella strada dell’Arcivescovado. Sembra che nel momento di massimo splendore il presepe raggiungesse il numero di cinquecento pezzi più un migliaio di accessori. 
Nonostante le tante vicissitudini una importante testimonianza di questa collezione (circa ottanta elementi) è giunta a noi in ottimo stato di conservazione grazie all’amore e ai sacrifici di tanti benemeriti stabiesi.
Visitabile dal 24 dicembre al 19 gennaio (orari apertura duomo)

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