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La turista inglese prima della violenza chiede pietà . “Solo la mamma, solo la mamma” si dicono più volte i ragazzi in chat

Che la turista inglese fosse il vero bersaglio di quelli del gruppo “Cattive abitudini” dipendenti dell’Hotel Alimuri di Meta ( estraneo all’inchiesta e parte offesa), dove la donna alloggiava insieme con la figlia 25enne é dimostrato dalle conversazioni in chat che gli investigatori nel corso di due anni di indagini sono riusciti a ricostruire. I cinque sono stati arrestati due giorni fa. Secondo quanto evidenziato nelle 28 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Emma Aufieri del Tribunale di Torre Annunziata subito dopo la somministrazione del drink con la droga- come la donna ha raccon­tato al pm Magariello, i due baristi, Mino Miniero, 34 anni di Portici e Fabio De Virgilio, 26 anni di Vico Equense si erano rassicurati tra loro sul rego­lare “svolgimento” del piano d’azione. “Solo la mamma, solo la mamma” si dicono più volte. Non quindi la figlia della donna, portata in Italia per festeggiare il venticinquesimo complean­no.
Bloccata su un lettino a bordo piscina. Lì vicino ci sono una candela accesa e una bottiglia di champagne portate dai bari­sti la donna sta subendo il primo stupro. Ma si sente male. Così viene subito rivestita e trascinata all’interno di una sala. Poi è con­dotta all’alloggio del personale dell’hotel. Ad attenderla “dai sei agli otto uomini, di cui due di mezza età completamente vestiti. A quel punto ho avuto paura e ho capito quello che mi sarebbe successo”. Chiede pietà. Arriva al punto di offrire il suo corpo a Davide Gennaro Gargiulo, il 23enne di Sorrento “col tatuaggio” che invece la sta portando nella stanza dove c’è il resto del branco. “Sembrava un fratello maggiore perché mi ha pure abbracciato. Ho detto ‘Only
you, only you’ e lui mi ha rassicurata dicendo ‘yes, only me’. Ma non è andata così”. Il giudice delle indagini preli­minari del Tribunale di Torre Annunziata Emma Aufieri ripercorre i momenti tra il primo e secondo stupro con amarezza. “La

realtà ben più agghiacciante induce la donna dapprima a pietire il male minore e poi a grida­re, prima per il terrore e poi per il dolore fisico e ad esprimere a chiare lettere il suo no. In questa fase, si è di fronte ad atti sessuali violenti perché vi è un chiaro utilizzo di forza fisica a vincere la resistenza della vittima”. In effetti, stando ai referti inglesi, alla turista vengono riscontrate lesioni ed ecchimosi pure in prossimità di polsi e gambe. La donna era stata bloccata con forza agli arti per poter essere abusata per tutta la notte.
Un incubo che ha avuto il coraggio di denunciare appena rientrata in Inghilterra. C’è un retroscena: vole­va svelare tutto e subito alla polizia, ma il tour operator le ha suggerito di parlarne con il Consolato e rientrare in patria. Anche perché non era in grado di prolungare la sua sosta in Italia. Non solo. In una mail inviata al Consolato britannico di Roma, la donna confessa di temere una vendetta dai ragazzi, perché “in quell’albergo c’è qualcosa di oscuro”. Fonte Cronache della Campania

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