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C.mare di Stabia: utenti social vittime di Mario Pantacollan..dall’hashtag “Io stò con Mario” a “Smettetela di stare con Mario” . Storia di una bufala

Gli utenti di un gruppo facebook stabiese sembrerebbe che siano caduti nella trappola di un post rivelatosi una bufala. L’immagine in questione recita :”Mario Pantacollan smettila di chiamare i guappi  C/mare ti ha messo in righa”. La frase campeggia sui muri in diverse vie cittadine e inizialmente quella che appariva come una corsa alla scoperta del poetastro imbrattatore ha preso i contorni di una vicenda tragicomica. Analizzando la situazione, sviscerandola in ogni sua parte ci sono tutti gli elementi per definirla tale. Commenti disparati, illazioni, critiche in merito all’ortografia, fino alla nascita di una vera è propria leggenda. C’è chi vede in Mario Pantacolant un militare è scrive:”è un carabiniere che usuva violenza  a Pompei anche contro i Bambini ed è stato spostato a Castellammare è la cc la messo in riga”. Un altro:” io ho saputo che invece si tratta di un azione solidale (anche se d imbratto) alle vittime di un agente dei carabinieri che fece un abuso di potere ai danni di due minori e di un uomo a pompei e che poi è stato trasferito a Castellammare dove si dice che è stato messo “in riga” dai colleghi”. Fino a ieri quando G.D.L  ha scritto parole che denunciano una realtà fuori da “ogni riga”:” In questi giorni è più volte comparso nei post di questo gruppo e di altri una scritta su un muro riferita a un ragazzo di nome Mario con un vistoso errore di ortografia. Al di là dello scherzo Mario è uno studente di 15 anni del Liceo scientifico vittima di gravi episodi di bullismo. Dall’anno scorso viene chiamato “pantacollant” perché si era presentato all’ora di educazione fisica con un pantaloncino da corsa nero che i suoi compagni hanno scambiato per un collant femminile. A gennaio dopo essersi ribellato alle prese in giro dei compagni di scuola è stato picchiato (rimesso in riga nel messaggio) nel cortile del Liceo e non è più voluto andare a scuola. Da quando la scritta dei suoi aguzzini è diventata virale sul web non esce nemmeno più di casa per cui per favore non postate e non condividete più il messaggio e lasciatelo cadere nel dimenticatoio e aiutiamo tutti Mario a riprendere coraggio e ad uscire nuovamente di casa”. Inevitabile parte la sommossa contro la direttrice scolastica, contro le famiglie, contro i bulli, tra iscritto e iscritto. Insomma un caos totalizzante durante il quale qualcuno gode sadicamente; pensiamo a G.D.L., presunta guida turistica napoletana che ha indossato virtualmente la toga dell’avvocato difensore schierandosi a favore di Mario Pantacollan; l’autore delle scritte che immagino ridere davanti a tanto clamore

suscitato; i giornali on line propagandano la notizia senza appurare la veridicità e poi ci sono loro gli utenti. Toccati nella sensibilità più intima per l’immane sofferenza patita da un loro presunto concittadino bullizzato, creano un hashtag “Io stò con Mario” che qualcuno dopo aver saputo che in realtà la storia altro non è che una notizia falsa,  ha ben pensato di cambiarla in:”  Mi sa che potete anche smetterla di stare con Mario”. Oggi intanto le scritte sono state cancellate e per l’ennesima volta la notizia arriva tramite il social perchè purtroppo funziona così. La rete crea, la rete distrugge i suoi stessi utenti…”drogati” dalla tecnologia fanno fatica a distogliere gli occhi dallo schermo del cellulare, a disattendere l’orecchio dai suoni, non superano l’astineza social, necessitano di continua connessione con il mondo virtuale.Lì dove si perde la cognizione di se stessi, le medesime persone vivono due realtà

differenti: quella online e quella offline. In quest’ultima adottano regole di comportamento dettate da abitudini e convenzioni sociali, e anche dal timore nell’osservare le leggi, regole che nella realtà online scompaiono dando vita però spesso ad argomenti che innesscano discussione irrazionali, terreno fertile per tarantole come G.D.L  capace di attirare nella sua ragnatela le vittime semplicemente inventandosi una fake news solidale.

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